Trasformare la giornata con la pratica informale

Nessuna pratica meditativa o lavoro interiore può dirsi veramente completo se non abbraccia la vita di tutti i giorni nei suoi numerosi aspetti. Iniziamo a meditare per vivere meglio e non per scappare o estraniarci dalla realtà. Dunque il nostro allenamento, il nostro sforzo dovrebbe sempre includere uno spazio per questa dimensione.   Nel corso…

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Coltivare la tranquillità

Di recente, durante un ritiro, l’insegnante ci ha stato chiesto che caratteristiche dovrebbe avere una vita vissuta con saggezza. Con alcuni amici praticanti ci siamo interrogati e abbiamo concordato che una vita saggia è senz’altro un po’ più spaziosa, fatta di giornate meno impegnate. Ci siamo detti che se vivessimo saggiamente sceglieremmo con cura come…

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Praticare con l’attaccamento

L’attaccamento è un tema centrale nella pratica meditativa e nella vita di tutti. Trovo utile riflettere su cosa associamo alla parola attaccamento. Mi viene in mente per esempio un’immagine: un pugno chiuso che stringe qualcosa, afferra, non lascia andare. Percepisco lo sforzo e la contrazione. È anche uno spazio angusto, non luminoso. È una modalità…

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Praticare con il giudizio

Molto spesso chi inizia a meditare desidera ardentemente silenziare quella vocina interna che non smette di commentare tutto quello che facciamo, diciamo, pensiamo, e tutto ciò che altri dicono e fanno. Mi riferisco a quell’abitudine che abbiamo tutti di giudicare. Il vero problema non sta tanto nel giudizio, ma nell’autorità che gli diamo e nel…

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Tornare a casa

Quando iniziamo a meditare, ci sono molte aspettative, qualche paura e tantissimi dubbi. L’aspettativa di risolvere i nostri problemi, la paura di essere proiettati in mondi a noi estranei, magari il dubbio di non essere all’altezza. E poi scopriamo che la meditazione è semplicemente tornare a casa.

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Quando la pratica non funziona più

Iniziare a meditare è bellissimo. Una scoperta continua: il nostro respiro, essere vivi; un ritrovare se stessi dopo essersi persi o dimenticati. Tutto così semplice eppure così radicale. Ci dedichiamo con entusiasmo, pratichiamo con entusiasmo, leggiamo libri, ci sembra di aver capito la strada da percorrere ed essere determinati nel non abbandonarla. E poi qualcosa cambia. La pratica perde la sua magia, ci sembra che non funzioni più, ci sembra di non migliorare, di non scoprire più nulla di nuovo. Allora iniziamo ad allentare, saltiamo la pratica, rimandiamo, perdiamo fiducia in noi stessi, nella pratica, nell’insegnante. Ecco che potremmo trovarci davanti quelli che il maestro zen americano descrive come “periodi di aridità”.

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