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    Tornare a casa


    I’ll be home for Christmas, you can plan on me”. Così recitano i primi versi di una nota canzone di Natale, un vecchio classico interpretato da tanti cantanti.

    Non ricordo il resto della canzone ma questi primi versi mi scaldano il cuore. Forse perché racchiudono una profonda intenzione, l’idea di un viaggio per ritornare, di riconciliazione. Ritornare a casa. Ritornare alle origini.


    Per anni mi sono domandata dov’è casa: la Sicilia, il Veneto? Con la mia famiglia di origine? Con la mia nuova famiglia? Con la famiglia allargata e quella acquisita?


    I primi anni in cui ho vissuto in America ho faticato a sentire quel luogo come casa. Mi sforzavo di creare le premesse per sentirmi a casa: un luogo accogliente che parlasse di me, un uomo da amare, qualcosa in forno che riempiesse la casa di profumo. E poi il cercare degli amici, un gruppo di yoga, una libreria di riferimento, tutte quelle cose che avevo nella mia precedente casa. Ma non funzionava: cercavo fuori di me un appiglio per sentirmi a casa, o quanto meno per ricostituire la mia idea di casa.


    Spesso abbiamo un’idea preconfezionata di come dovremmo sentirci “a casa”, sentirci bene. Lo abbiamo letto in un libro, lo abbiamo visto in un film, abbiamo una vaga suggestione di cosa dovremmo provare, a cosa la nostra famiglia dovrebbe assomigliare. E magari ci sentiamo sempre fuori posto, fuori strada.

    E se fossimo già a casa? Mi viene in mente quella storiella del pesciolino che voleva imparare a nuotare, voleva conoscere l’acqua. Vagava alla ricerca del maestro giusto che gli rivelasse questa grande verità. Poi rivolgendo ancora una volta le sue domande a un maestro (probabilmente zen) il maestro scoppiò a ridere.

    Il pesciolino conosceva già l’acqua. Sapeva già nuotare. Non c’era nulla da conoscere se non accorgersi di dove si trovava.



    Meditare per me vuol dire tornare a casa. Spesso si crede che la mediazione possa essere un luogo di fuga, di evasione. Magari accendere un incenso e con la mente visitare chissà che luoghi esotici. Eppure la meditazione non fa altro che riconduci a noi stessi, al respiro così com’è, a questo momento così com’è, alla nostra vita così com’è. Ci mostra la realtà con sincera onestà, senza veli e senza bisogno di credere che debba essere migliore di com’è per essere accettabile.

    Tanto nella vita quanto nella meditazione ci ritroviamo a vagare. A volte questo vagare ci preoccupa, siamo così poco abituati a essere fuori controllo

    In questi giorni una delle mie nipoti si trova a dover scegliere la scuola superiore. Percepisco la preoccupazione dell’incertezza, del non sapere. C’è sempre un senso di frustrazione quando si cerca una strada, quando ci troviamo in un luogo che non conosciamo. C’è ancora più frustrazione quando ci perdiamo. Ma questa incertezza è il senso della nostra vita.

    Mi viene in mente e in soccorso una frase di Charlotte Joko Beck quando dice “Vagare nel deserto è la terra promessa”. Il senso stesso del nostro viaggio sta nel vagare, nel perderci per poi accorgerci che non ci eravamo mai veramente persi. Forse crediamo che la vita dovrebbe essere diversa da com’è, che la meditazione ci aiuterà nelle scelte difficili della nostra vita. E invece poi scopriamo che la meditazione riguarda la vita di tutti i giorni e navigare, perdersi, vagare nel caos delle nostre vite è tornare a casa se solo ci concediamo di farlo consapevolmente. Ecco come lo dice magnificamente Charlotte Joko Beck.

    La noia quotidiana della nostra vita è il deserto in cui vaghiamo alla ricerca della terra promessa. Ma i rapporti, il lavoro e le innumerevoli piccole faccende di cui non vogliamo incaricarci sono doni… Questa noia, questo deserto in cui vaghiamo è il realtà il volto di Dio. Le battaglie, il compagno che ci fa ammattire, il resoconto che non vogliamo scrivere, sono la terra promessa. (…) Siamo molto abili nel produrre pensieri sula nostra vita, ma non siamo altrettanto abili nell’essere semplicemente la nostra vita. “


    La meditazione ci offre questo spazio di osservazione. Meditare è un viaggio verso noi stessi; un viaggio diverso per ognuno di noi ma il punto di arrivo è lo stesso.

    Ci sono dei versi a cui sono particolarmente affezionata di TS. Elliott. Spesso mi piace leggerli alla fine dei nostri percorsi di mindfulness in quanto racchiudono l’essenza del nostro vagare, del viaggiare verso noi stessi. E’ con questi che chiudo e li dedico a tutti voi che leggete e oggi in particolare li dedico a Manuela, che dopo oltre trent’anni in India è tornata in Italia, e ai miei genitori che stanno mettendo in discussione il concetto di casa e a chi, durante queste feste, si sentirà sempre e comunque a casa. Buoni giorni.


    Non smetteremo di esplorare

    E alla fine di tutte le nostre esplorazioni

    Ritorneremo al punto di partenza

    E conosceremo quel luogo per la prima volta.