Coltivare e Sostenere, Prevenire e Abbandonare


In questa seconda ondata di pandemia, sono stati tantissimi a avere raccontato di un senso di maggiore affaticamento. Si è parlato di pandemia fatigue come della difficoltà a incontrare quest’ulteriore sforzo. La sensazione generale è quella di affaticamento, di apatia, oppure di una grande irrequietezza.


Anche tra chi medita in tantissimi hanno parlato di una maggiore difficoltà a trovare le condizioni necessarie per fermarsi. Troppa stanchezza, troppi pensieri, non avere voglia.


Per questo trovo utile e di grande supporto in questo periodo riflettere sulla qualità dell’energia, inteso come lo sforzo appropriato, ossia la capacità di rivolgere uno sforzo nè troppo forte nè troppo leggero. Viene paragonato alle corde di liuto che se sono troppe tese si spezzerebbero, se troppo lente non emetterebbero alcun suono.

"Attimo per attimo, noi scegliamo se abbracciare il salutare o il non salutare. Non siamo vittime impotenti del fato (…)

In questo momento scegliamo, e nel secondo successivo facciamo esperienza dei risultati di questa scelta, accanto agli effetti ancora attuali delle scelte passate. Una scelta salutare in questo momento predispone l’ambiente mentale favorevole alla felicità nel successivo. (…) La nostra vita scaturisce da tante piccole micro-scelte, un numero enorme delle quali si consuma nel giro di pochi secondi”.

- Henepola Gunaratana


Quando si inizia a praticare mindfulness una delle prime indicazioni che vengono date è proprio quella di non sforzarsi. Questo non solo perché stiamo coltivando una modalità dell’essere e non del fare, ma soprattutto perché la qualità di presenza che cerchiamo di coltivare è morbida. Viene spesso paragonata a una farfalla tra le mani che se si stringe troppo tra le mani si rischia di uccidere e se invece è troppo leggera rischia di volare via.

Lo sforzo appropriato non si riferisce solo all’intensità con cui ci dedichiamo, ma anche a cosa indirizziamo la nostra energia, e cioè alla capacità di rivolgere la nostra attenzione verso ciò che è salutare e invece lasciare andare ciò che non lo è. Possiamo notare momento dopo momento cosa coltivare e sostenere; e cosa abbandonare e prevenire. Quando nel corso della meditazione assaporiamo un momento di pace, soffermiamoci, non diamolo per scontato. La possibilità di sostenerlo alimenterà e aiuterà la ricerca e la continuità di questi momenti soprattutto porterà gioia nella nostra pratica. Piuttosto quando una distrazione o un pensiero non salutare arriva, possiamo scegliere deliberatamente di abbandonarlo e addirittura di creare le premesse perché certe situazioni che minano la nostra pace interiore non si presentino.


Nota bene che queste indicazioni non riguardano solo chi medita. Sono certa che ognuno di noi può guardare la propria giornata e osservare se stiamo rivolgendo tempo e energie verso qualcosa che ci porta lontano dal nostro benessere. Piuttosto possiamo domandarci cosa ci nutre, cosa ci fa sentire vicino al nostro centro.

Per quanto mi riguarda, mi accorgo che “la modalità del fare” è quella che più mi allontana da me stessa. A volte mossa da intenzioni di comprensione e desiderio di creare spazio riempio le mie giornate con studio, libri, corsi. Allora, piuttosto che creare spazio finisco per riempirlo. Per me è stato utile riconoscere la mia intenzione e onorarla abbandonando deliberatamente "il fare". Privilegiando una passeggiata nel bosco invece che lo studio, e lasciando che nello spazio creato sorgesse quell’energia tanto desiderata.


Possiamo continuare interrogarci su cosa ci nutre e cosa vi allontana da noi stessi. E' una delle domande più trasformative soprattutto perchè subito trasformabili in comportamenti di coltivare e sostenere, abbandonare e prevenire.


Chiudo con una delle poesie che amo di più, specialmente nei periodi dell'anno di maggiore confusione. Parla proprio di rivolgere l'attenzione verso ciò che ci nutre, a costo a volte di scomparire. Il brano di Naomi Shihab Nye e si chiama appunto L'arte di scomparire.


Quando ti dicono: Ma non ci conosciamo?

dì pure di no.

Quando vi invitano a una festa

ricordati quel che sono le feste

prima di rispondere.

Qualcuno che ti dice a voce alta

che una volta ha scritto una poesia.

Salsiccia grassa su un piatto di carta.

Dopo rispondi.


Se ti dicono : ci dobbiamo vedere!

rispondi: perchè?


Non è che non li ami più.

Stai cercando di ricordare altre cose

troppo importanti per essere dimenticate.

Alberi. La campana del monastero al crepuscolo.

Dì loro che hai un nuovo progetto.

Non finirà mai.


Se qualcuno ti riconosce al supermercato

annuisci e sparisci fra i cavoli.

Se qualcuno che non hai visto in dieci anni

appare alla porta,

non iniziare a cantare tutte le tue nuove canzoni.

Non ti potranno raggiungere.


Vai in giro come fossi una foglia.

Potresti cadere in un secondo.

Poi decidi che fare del tuo tempo.



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