Nessuna pratica meditativa o lavoro interiore può dirsi veramente completo se non abbraccia la vita di tutti i giorni nei suoi numerosi aspetti. Iniziamo a meditare per vivere meglio e non per scappare o estraniarci dalla realtà. Dunque il nostro allenamento, il nostro sforzo dovrebbe sempre includere uno spazio per questa dimensione.
Nel corso intensivo MBSR, la chiamiamo pratica informale, che altro non è che l’intenzione di portare la consapevolezza nelle nostre giornate. Scegliamo piccole azioni quotidiane, momenti in cui intenzionalmente coltiviamo la presenza. Questo non vuol dire rallentare o modificare quello che stiamo facendo. Piuttosto possiamo notare: quanto stiamo accelerando, la moltitudine di pensieri che ci attraversano, come stiamo. Se la meditazione include la nostra capacità di portare attenzione e dignità a ogni momento, possiamo portare dignità a momenti apparentemente semplici e insignificanti e così riempirli di significato. Se vogliamo che la consapevolezza interessi ogni parte della nostra vita, è necessario dedicare regolarmente del tempo anche alla pratica informale. Nel suo libro, Il silenzio tra due onde, Corrado Pensa, ci ricorda che “affinché la meditazione quotidiana, seduta o camminata, diventi un habitus spontaneo, è necessario un bel po’ di tempo. A maggior ragione, dunque, per ciò che riguarda la pratica informale”.
Scegliere la pratica informare
Diciamo spesso che il momento più importante della meditazione inizia quando ci alziamo dal cuscino di meditazione e portiamo la consapevolezza nella vita di tutti i giorni. È particolarmente utile scegliere inizialmente un’attività e provare a tenerla per un periodo di tempo. Questo soprattutto può sollecitare nella riflessione a notare come si trasforma la nostra esperienza con quello che stiamo facendo e come veniamo noi trasformati dalla semplice e rivoluzionaria scelta di essere presenti. Scegliamo un’attività a cui dedicarci e non occorre inserire nuove attività nella nostra vita.
- Possiamo scegliere azioni manuali come cucinare, dedicarsi anche alle pulizie di casa, anche solo lavarsi e vestirsi. Personalmente mi accorgo che quando sono in viaggio ed è difficile dedicare del tempo alla pratica seduta, scelgo di portare particolare attenzione a quelle azioni del mattino: il lavarsi, il vestirsi e così via. Diventa un’occasione preziosa di cura e conoscenza. Semplicemente scegliendo di portare attenzione riesco a rallentare, in questo rallentare incontro il mio respiro, con il respiro noto come la mente è già spostata in avanti nelle cose della giornata e lì riconosco anche una certa preoccupazione e resistenza. Tutto questo semplicemente portando l’attenzione al vestirsi.
- Possiamo trasformare in pratica informale anche la meditazione camminata, e cioè scegliere di portare attenzione a un momento della giornata in cui stiamo camminando. Come ci ricorda Neva Papachristou “nella vita camminiamo molto e ci spostiamo sui mezzi di trasporto e quindi possiamo meditare molto! Spesso però usiamo i momenti di spostamento come momenti da riempire con altro: telefonate, progetti, pensieri che ci risucchiano… In realtà è possibile coltivare la bella abitudine nella camminata consapevole nelle nostre giornate”.
- Un’altra preziosa occasione di pratica informale è quella legata al modo in cui siamo in relazione con l’altro. Possiamo vedere come il conversare con l’altro sia simile a quello che accade nella pratica meditativa. Ecco come lo descrive bene Corrado Pensa che spiega come nel conversare con l’altro, la distrazione equivalga a un non-contatto e quindi a una separazione, e basta fare l’esperienza per scoprire “di come sia più nutriente, più salubre, più pacificante rimpiazzare la distrazione con l’attenzione, indipendentemente dal tipo di rapporto che abbiamo con l’altra persona. E vedere quanto il nostro essere qui e ora si traduca in maggiore comprensione di noi stessi, dell’altro e degli altri. Nell’ascolto di un altro, quando ci accorgiamo di divagare, riportiamo l’attenzione all’ascolto, esattamente così come la riportiamo al respiro o alle sensazioni fisiche nella pratica seduta.”.
Veri e propti rituali
Il maestro Thich Nhat Hanh a questo proposito, ha parlato tanto della tradizione propria della tradizione zen di recitare gatha, udei versi poetivi che raccontano e celebrano piccole azioni quotidiane trasformandole quindi in vere e proprie meditazioni. Ci sono davvero innumerevoli gatha: svegliarsi al mattino, uscire dal letto, accendere la luce, aprire la finestra, mettersi le scarpe, lavarsi denti, iniziare o finire un pasto, fare i piatti, bere un tè, accendere il computer, guidare la macchina, finire la propria giornata, andare in bagno, vestirsi. Questo racconta delle numerose occasioni in cui possiamo scegliere un’azione e trasformarla in meditazione.“Recitare gatha è un modo per aiutarci a dimorare nel momento presente. Quando focalizziamo la nostra mente su un gatha, ritorniamo a noi stessi e diventiamo consapevoli di ogni azione. Quando il gatha finisce, continuiamo la nostra attività con aumentata consapevolezza”. Uno dei più famosi del maestro è è quello che racconta lo svegliarsi al mattino
“Svegliandomi questa mattina, sorrido.
Ho ventiquattro ore nuove di zecca davanti a me.
Faccio voto di viverle pienamente ogni momento
E guardare ogni essere con gli occhi della compassione”.
A prescindere dal nostro desiderio di recitare dei versi, possiamo scegliere parole, brevi frase che ci rammentino la presenza, e rinnovino l’intenzione di dare importanza al momento: eccomi, sono grata, questo momento così com’è.
In pratica
- Inizialmente, è proprio difficile ricordarsi della pratica informale: il pilota automatico è così ben inserito che viviamo come automi, muovendoci per percorsi già attraversati e risposte già formulate. A volte è necessario essere più pratici che poetici. Possiamo per esempio: usare un post-it sullo specchio del bagno, legare un laccetto sul volante della macchina, attivare sveglie sul telefono in orari precisi. Tutti questi semplici inviti ci rammentano sempre le stesse domande: cosa stai facendo? Dov’è la tua mente? Dov’è il respiro? Come stai?
- Scegliamo quindi un’attività semplice e proviamo a tenerla per un periodo di tempo magari di 2-3 settimane. Non preoccupiamoci se ci dimentichiamo; invece di giudicarci incoraggiamoci con gentilezza. Anche il dimenticarsi e l’incoraggiarsi è parte della pratica. Prendiamoci il tempo di osservare come cambia questa azione o come cambiamo noi. Se abbiamo l’abitudine di tenere un diario, possiamo per esempio prendere nota di quello che osserviamo.
- Dopo un periodo di tempo, piuttosto che sostituire un’azione con un’altra, aggiungiamo alla nostra giornata altri momenti di attenzione e consapevolezza. Lasciamo che questa pratica diventi un gioco, un’occasione di illuminare la nostra giornata riempendola di significato.
A questo proposito chiudo ancora con alcuni versi di Thich Nhat Hanh con il gatha che accompagna la fine della nostra giornata.
“Il giorno sta finendo,
La nostra vita è un giorno più corta
Guardiamo ciò che abbiamo fatto.
Pratichiamo diligentemente
Mettendo il nostro cuore nel sentiero della meditazione.
Che noi si possa vivere pienamente ogni momento con libertà
Così che il tempo non ci scivoli via privo di significato”.
Note:
Il silenzio tra due onde, Corrado Pensa
Dare il cuore a ciò che conta, Corrado Pensa e Neva Papachristoou
Present moment wonderful moment, Thich Nhat Hanh
Foto di Jim Luo per Unsplash







