"Per favore, non chiamatelo MBSR"


Abbiamo appena iniziato una nuova stagione di corsi di mindfulness MBSR.

E ora che siamo partiti vorrei soffermarmi a osservare un fenomeno che nelle ultime settimane ha catturato la mia attenzione.


Complici i social, il periodo particolarmente stressante, gli algoritmi e i cookies, sono stata letteralmente travolta dalla pubblicità di corsi di mindfulness, crescita personale, da professionisti di ogni tipo che propongono la mindfulness in mille modi e abbinamenti.


Interessante fenomeno è quello che i più silenziosi sono sempre gli insegnanti di mindfulness. Mi ricordano un modo di dire di mio padre: il rumore non fa bene, e il bene non fa rumore. E cioè le cose buone non hanno bisogno di fare tanto rumore e fare tanto rumore non è mai una cosa buona.

Mi è venuto in mente un incontro di qualche mese fa con Jon Kabat-Zinn dedicato agli insegnanti che si sono formati con lui o con la sua scuola. A un certo punto ha detto “Per favore, non chiamatelo MBSR”. Stava rispondendo a insegnanti che proponevano aggiunte e personalizzazione al programma. Mentre ne riconosceva il valore nei vari contesti ha anche sottolineato che queste varietà non sono comunque l’MBSR. Così semplice.

A me comunque fa pensare non solo all'MBSR ma anche a una strumentalizzazione della mindfulness e un uso improprio che viene fatta di questa pratica così importante.

Quando nel 1979 Jon Kabat-Zinn ha creato il programma MBSR ha avuto l’intuizione di portare alcune pratiche millenarie in ambito accademico - ospedaliero. In questo senso, è chiaro che Jon Kabat Zinn non ha inventato la mindfulness che esisteva appunto da quasi 2500 anni. Piuttosto è riuscito a contestualizzare alcuni insegnamenti nella nostra vita di tutti i giorni a beneficio di tanti. Ma lo stesso percorso MBSR è solo la punta di un iceberg le cui fondamenta vanno esplorate nell'arco di un'intera vita.


Preservare il lignaggio di questo programma è una delle responsabilità che ho scelto quando ho deciso di intraprendere un percorso di studi rigoroso. Forse anche per questo ho deciso di scrivere queste righe.


Il mondo ha bisogno di consapevolezza e sono grata a chiunque voglia dedicare la propria vita a prendersi cura di altre persone. Ci sono tantissimi modi di applicare la mindfulness e infatti i programmi mindfulness-based sono tantissimi. Però, togliamoci qualche dubbio:

  1. Non necessariamente un programma di 8 settimane è un corso MBSR o accreditato

  2. Uno psicologo, psicoterapeuta, counselor, un coach, un trainer non è automaticamente un insegnante di mindfulness

  3. Partecipare a qualche incontro online di mindfulness non vuol dire partecipare a un corso di mindfulness.

E ci sarebbero ancora tanti miti da sfatare. Diciamo semplicemente che la mindfulness non è un “quick fix” una soluzione veloce ai nostri problemi di stress e sofferenza. In realtà, ahimè non esiste alcun programma in grado di risolvere velocemente.

E’ una pratica che richiedere tempo e pazienza.

Affidarsi a un insegnante competente che ci accompagni in questo percorso è importantissimo. Prendiamoci il tempo di farci domande, osservare come un insegnante ci fa sentire, chiedere di più sulla sua formazione, scegliere corsi in presenza perchè è una pratica esperienziale, privilegiare i percorsi di gruppo perchè è in questo modo che questi insegnamenti sono stati divulgati da sempre.


Diamo importanza e valore a questo percorso unico.

Non stiamo prendendo posto nel cuscino di meditazione ma stiamo prendendo posto nella nostra vita. Come vogliamo che avvenga? Sbadatamente e in modo fortuito o in modo intenzionale e dignitoso?


Chiudo con un brano di Charlotte Joko Beck che amo molto, che racchiude il senso della fiducia e della responsabilità della pratica. “Praticate con fiducia, sedete tutti i giorni, penetrate la confusione, siate pazienti e nutrite un grande rispetto verso voi stessi impegnati nella pratica. Non è facile. Siamo come neonati. Abbiamo davanti una crescita illimitata. Alla fine se saremo pazienti, se lavoreremo sodo, avremo la possibilità di fare qualcosa per il mondo. Questa è la pratica. Anche decidere di seguirla sta a noi. Può darsi che a molti non sia affatto chiara, e in effetti ci vogliono anni perché divenga chiara, per capire davvero cosa si sta facendo. Fate del vostro meglio. State con la vostra pratica seduta. Sedete e date il meglio di voi. E’ importante perché la totale trasformazione della qualità della vita umana è la cosa più importante che possiamo fare”.


Che il viaggio abbia inizio.



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