Potrei sbagliarmi


Diciamocelo pure, quest’anno le feste saranno contraddistinte da un tema difficile che ha già creato dissapori in gruppi di lavoro, di amici e anche in molte famiglie. Non sto parlando della pandemia che chiaramente ci accompagna da quasi due anni, ma delle scelte che ognuno di noi sta facendo sulla propria salute e non solo.

Anche il mondo della meditazione non è rimasto immune a queste conversazioni; nell’ultimo ritiro a cui ho partecipato abbiamo speso tante ore a confrontarci sulle indicazioni e comportamenti da seguire con il gruppo. Ci siamo domandati quale potrebbe essere una risposta mindful non solo alla pandemia ma in generale come rispondere consapevolmente alle tante divisioni che si stanno creando.

Quello che crea maggiore dissapore forse non è tanto la scelta che ognuno di noi fa, quanto la pretesa di trovarci nel giusto, nel vero assoluto e di fare prevalere il nostro punto di vista su quello dell'altro. Eppure se c'è una lezione che abbiamo appreso da questa pandemia è proprio quella dell'incertezza, del non sapere, della necessità di stare nella domanda senza la pretesa di avere tutte le riposte. Insomma, possiamo esprimere il nostro punto di vista, raccontare il nostro bisogno e allo stesso tempo alzare le spalle e aprire le braccia restando incerti e sperando per il meglio.

Qualche giorno fa, Ingela, una praticante del gruppo di meditazione, ha raccontato una storia recente successa in un monastero del nord Europa. Un monaco ha chiamato i propri compagni dicendo loro che avrebbe insegnato loro il mantra più importante della loro vita, quello che avrebbero usato in ogni circostanza. Il mantra diceva: "Potrei sbagliarmi. Potrei sbagliarmi. Potrei sbagliarmi...".

Penso che potrebbe essere il mantra per le prossime settimane, sia quando siamo con altre persone, sia quando siamo soli e ricordiamo a noi stessi tutte le buone ragioni delle nostre scelte. Non servirà pronunciarle a voce alta o rendere gli altri partecipi del mantra, possiamo recitarle nel nostro cuore e vedere l'effetto. Ho fatto la prova anche io e dopo un'iniziale resistenza, si è creato uno spazio.

Possiamo essere felici delle scelte che abbiamo fatto, sentirci protetti e al sicuro e anche possiamo vivere con un certo grado di incertezza e con questo immenso non sapere.

Il mio augurio per queste feste è quello di restare in pace con noi stessi e con le persone intorno a noi, provando a ricordare quello che ci accomuna e non soltanto quello che ci divide e soprattutto che... potremmo sbagliarci.


Ho pensato di chiudere con una poesia di David Whyte (Loaves and Fishes) che si ispira alla parabola della moltiplicazione dei pani e dei pesci, che non riguarda miracoli irraggiungibili, piuttosto ci ricorda di cosa abbiamo veramente bisogno, di cose semplici e di stare vicini, di ritrovare un senso di comunità e unione. Questo è il vero miracolo quotidiano.


Questo non è

il tempo dell'informazione


Questo non è

il tempo dell'informazione


Dimentica le notizie,

e la radio,

e lo schermo sfocato.


Questo è il tempo dei pani

e pesci.


La gente ha fame,

e una buona parola è pane

per mille.

 

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