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Tutte le ragioni per non meditare

C’è un tema costante nella meditazione, un tema che riguarda tanto i meditanti esperti quanto i neofiti. Si tratta degli ostacoli, gli impedimenti alla meditazione. In realtà questo argomento in qualche modo coinvolge anche chi non medita dal momento che descrive alcune modalità con cui incontriamo la vita mettendo in evidenza alcune delle storie che ci raccontiamo. 

Il modo in cui incontriamo la pratica è simile infatti al modo in cui incontriamo la vita. 

Il tema è vasto e è stato trattato dai più grandi insegnanti di tutti i tempi. Oggi desidero solo accennare alcune riflessioni su questi ostacoli perchè possano essere per alcuni un motivo di riflessione.

 

Il primo di questi ostacoli è l’irrequietezza della mente. Spesso mi sento dire non potrei mai meditare, la mia mente non si ferma mai. Simile anche se apparentemente all’opposto, chi racconta di non riuscire a meditare per una certa sonnolenza o pigrizia. Certe volte ci troviamo davvero davanti a una sincera sonnolenza: il corpo ci sta dicendo che siamo stanchi e abbiamo bisogno di riposo. Allo stesso modo la mente agitata può indicarci con chiarezza che qualcosa necessita la nostra attenzione. 

Ma non sempre è così. Irrequietezza e sonnolenza sono lati opposti della stessa medaglia. Al cuore di entrambi c'è il desiderio di sfuggire al momento presente. Entrambe queste sfide ci allontanano dall'essere presenti a quello che sta succedendo.

Nella pratica si manifesta nel non volere sentire nulla, nel volere dormire, nel volere alzarsi e interrompere la sessione prima della fine prevista. Nella vita di tutti i giorni facciamo la stessa cosa, magari ci riempiamo di cose da fare e poi non riusciamo a farne nessuna. Eppure, anche quando siamo presi da irrequietezza o da sonnolenza, conviene non interrompere la seduta di pratica.

Qualcosa sta in verità succedendo come dice bene Joseph Goldstein “Anche quando crediamo che nella nostra pratica non stia succedendo granché e che non facciamo altro che dormire, alla fine se non ci diamo per vinti, l’intenzione e l’energia della perseveranza daranno i frutti”.

 

Un’altra delle ragioni per cui fatichiamo a praticare è volere o non volere che le cose vadano in un certo modo: se solo l’insegnante avesse una voce diversa, se solo la pratica fosse più breve, se solo il vicino non facesse tanto chiasso, se avessi un’altra sedia o un altro cuscino per meditare. Questo momento semplicemente non va bene e voglio che vada diversamente; esattamente come nella  vita quotidiana: se solo avessi quel cappotto, se solo avessi più tempo, più soldi, se solo non avessi questo lavoro, questo marito

Tutta la giornata siamo portati a vedere quello che vogliamo e quello che non va, e diventa così tanto un’abitudine che finiamo per fare la stessa cosa nel corso della meditazione. Possiamo allora osservare come ancora una volta ci stiamo aggrovigliando in uno stato di volere/ non-volere. Possiamo anche domandarci: cosa manca veramente in questo momento? Di cosa ho bisogno? 

 

Un’altra sfida è quella del dubbio. Il dubbio a volte riguarda noi, il non sentirci abbastanza bravi. Magari crediamo che gli altri stanno riuscendo meglio di noi nell’impresa e noi non saremo mai abbastanza bravi, abbastanza all’altezza, abbastanza concentrati, insomma che non siamo abbastanza. Altre volte il dubbio riguarda la meditazione stessa. Mi vengono in mente tutte le persone che si definiscono troppo razionali per lanciarsi in attività come la meditazione. 

Anche nella vita di tutti i giorni siamo continuamente assaliti da dubbi su di noi, sui nostri amici, conoscenti, su chi ci governa. 

 

La fiducia e la pazienza sono dei chiari alleati. A questo proposito mi piace ricordare le parole di Jon Kabat-Zinn “Ci ricordiamo che non c’è ragione di irritaci con noi stessi perchè la nostra mente è costantemente occupata a giudicare o perchè ci sentiamo tesi, agitati o spaventati…. Invece ci lasciamo lo spazio per vivere queste esperienze. Perchè? Perchè sono comunque la nostra esperienza del momento! Quando emergono sono la realtà, la nostra vita così che si sta manifestando in questo momento... Perchè cercare di scavalcare certi momenti per arrivare ad altri migliori? Dopo tutto ciascun momento è la nostra vita così com’è in quel momento… Pazienza è essere semplicemente aperti a ogni momento e accettarlo nella sua pienezza così com'è sapendo che come la farfalla nella crisalide, le cose matureranno quando è il loro tempo.

 

Nel corso della nostra esistenza tutti questi ostacoli o impedimenti si manifestano in modalità diversa offrendoci un'occasione di conoscenza. Accorgerci che quesi ostacoli sono comuni a tante persone, dovrebbe già farci sentire meglio. Questi ostacoli diventano allora i nostri migliori alleati permettendoci di vedere dove siamo bloccati e in qualche modo invitandoci a esplorare una via d’uscita. La parola ostacolo infatti, non deve farci pensare a qualcosa da distruggere o superare, piuttosto a schemi da comprendere; storie da riconoscere e smantellare. Lo descrive bene Gunaratana “…non meravigliatevi quando vi imbattete in certe esperienze che sembrano un muro di mattoni. Non crediate di essere speciali: ogni meditante esperto ha il suo muro di mattoni che tende a riformarsi. Aspettateli e siate pronti a andare loro incontro. La vostra capacità di far fronte al problema dipende dal vostra atteggiamento…La vostra capacità di affrontare le difficoltà che sorgono durante la meditazione vi seguirà per il resto della vostra vita, e vi consentirà di risolvere questioni importanti che veramente vi preoccupano… Guardate tutto ciò dritto negli occhi, senza ritirarvi. Quando siete in difficoltà esaminate la difficoltà, osservatela attentamente, studiate il fenomeno e comprendetene la dinamica. Il modo per uscirne dalla trappola è studiare la trappola stessa e imparate come è stata costruita”.


Chiudo con una poesia che amo molto perchè restituisce alla meditazione e agli ostacoli una certa normalità e ci ricorda che la meditazione è per prima cosa una relazione da esplorare, relazione con questo momento e con noi stessi. Una relazione senza giudizio.

 

Credi che la pace richieda la fine della guerra?
O che le tigri mangino solo verdura?
La pace richiede forse l’assenza del tuo capo, di tua moglie, da te stesso?
Pensi che la pace arriverà in qualche altro luogo, se non qui?
In qualche altro momento, se non ora?
In qualche altro cuore, se non nel tuo?
La pace è questo momento senza giudizio.
Tutto qui.
Questo momento nello spazio del cuore
dove tutto quello che c’è, è benvenuto.
La pace è questo momento senza credere
che dovrebbe essere in qualche altro modo,
che dovresti provare qualcosa di diverso,
che la tua vita dovrebbe realizzarsi secondo i tuoi piani.
La pace è questo momento senza giudizio,
questo momento nello spazio del cuore
dove tutto quello che c’è, è benvenuto.

 

 

 


 

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