© 2018 by Itaca Mindfulness | Via Coletti 2, Treviso 31100 | info@itacamindfulness.com 

  • Black Icon LinkedIn
  • Black Facebook Icon
  • Black Instagram Icon

Iniziare dal corpo

 

C’è sempre molta aspettativa quando si inizia a meditare. Molti cercano un po’ di pace nella propria vita, altri uno stato di rilassatezza. Altri ancora desiderano approfondire le ragioni profonde dell'essere umano. 

Pensate quindi che forte contrasto si crea quando partendo da motivazioni così profonde, iniziamo a meditare portando l'attenzione sull'alluce sinistro. Soprattutto quando scopriamo quanto poco in contatto siamo veramente con il  corpo. 

 

Sono tante le pratiche di consapevolezza che ci invitano a tornare al corpo: il respiro, l’attenzione ai suoni, lo yoga, il bodyscan, la meditazione camminata. In tutte l'invito è quello di portare l'attenzione al panorama sensoriale, risvegliare i sensi e quindi risvegliarsi alla vita.

Non è un caso che siano così numerose le pratiche che invitano a dimorare nel corpo. Si tratta del primo fondamento per stabilire la mindfulness e cioè la consapevolezza. 

 

Il corpo è fondamentale; come dice l'insegnante Christina Feldman, il fatto che venga trattato per primo non vuol dire che si tratti dell’asilo o della scuola elementare della meditazione. Vuol dire che è fondamentale, un pilastro. In alcuni testi si legge che “se non viene stabilita consapevolezza nel corpo, non viene stabilita consapevolezza affatto”.

 

Eppure per i praticanti è spesso così difficile sentire il corpo. In Occidente trascorriamo così tanto tempo nella testa, che ci dimentichiamo di ascoltare il corpo in tutta la sua saggezza; corpo che racchiude tutta la nostra storia da prima che venissimo al mondo. Altre volte la storia medica del nostro corpo è così dolorosa che preferiamo proprio spostare l’attenzione altrove.

Poi, c’è forse l'aspettativa che la meditazione riguardi cose diverse dai nostri piedi, dalle nostre anche o le nostre ginocchia. 

Magari qualcosa di profondo e poetico che non ha nulla a che fare con quel dolore al nervo sciatico. 

 

Alcune delle lezioni più importanti della pratica (e della vita) le incontriamo nella pratica di consapevolezza del corpo. 

L’abilità di orientare la nostra attenzione, l’impermanenza della vita che conosciamo attraverso il continuo mutare delle sensazioni del corpo, il rimettere in discussione certe storie che ci raccontiamo, un generale senso di equanimità e cioè la possibilità di restare parimenti vicini a ciò che è piacevole, spiacevole, neutro e poi uno spontaneo senso di gratitudine per questo grande mistero che è essere vivi.

 

Sopratutto la consapevolezza del corpo ci mostra un nuovo modo di conoscere il mondo attraverso un’esperienza diretta e concreta che offre pari importanza alla pura sensazione fisica piuttosto che a quella mentale. 

 

Mia mamma per esempio, è capace di dirmi che è molto freddo, o molto umido, senza avere messo il naso fuori di casa ma solo grazie alla app che consulta regolarmente e che in qualche modo “filtra” la sua esperienza diretta (sempre che decida di uscire).

 

Nell’hospice dove sono volontaria, di recente ho assistito un signore che mi confidava con una certa frustrazione di stare progressivamente perdendo l’udito dall’orecchio destro. Quando gli ho chiesto se effettivamente notava una qualche differenza mi ha risposto che no, tutto era rimasto invariato ma questo è quello che gli era stato detto e quindi aveva maggiore preoccupazione. 

 

Monica, una praticante dei gruppi di mindfulness ha sempre pensato di avere meno forza in una gamba per la storia medica del suo corpo, e poi la pratica di consapevolezza le ha rilevato che era vero il contrario. Come dice Christina Feldman “la storia del mio ginocchio, non è il mio ginocchio”.

 

Concludo con una poesia di Kabir che racconta proprio di questo unico e prezioso modo di conoscere il mondo attraverso la nostra esperienza.

 

Non c'è altro che acqua negli stagni sacri. 

Lo so, ho nuotato in essi.  

Tutti gli dei scolpiti in legno o avorio non possono dire una parola. 

Lo so, ho gridato a loro.  

I libri sacri dell'est non sono altro che parole. 

Ho guardato lateralmente attraverso le loro copertina.  

Ciò di cui parla Kabir è solo ciò che ha vissuto. 

Se non hai vissuto qualcosa, non è vero.

 

 

Please reload

Post Consigliati

Please reload

Continua a leggere il blog. Iscriviti alla Newsletter.