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Ogni cosa a suo tempo

Essere veramente presenti momento dopo momento, è il cuore della consapevolezza. Quasi subito scopriamo che è anche la cosa più difficile non solo mentre meditiamo, ma soprattutto nella vita di tutti i giorni. Passiamo da un'attività alla successiva senza neanche accorgercene. Magari controlliamo più volte se abbiamo veramente chiuso la porta di casa, se abbiamo spento il fuoco, la luce, chiuso il garage. Difficilmente riusciamo a fare una cosa alla volta e quando la facciamo la nostra mente si distrae. Per esempio, riusciamo a lavarci i denti senza passeggiare per la casa (io lo faccio spesso) e senza perderci in mille pensieri?

A questo proposito, mi fa ridere l'esempio della doccia che offre Jon Kabat-Zinn. Dice che molti di noi finiscono per condividere un momento così piacevole con quelle 4-5 persone che restano nei nostri pensieri mentre rimuginiamo sulla giornata o anticipiamo conversazioni immaginarie. E voilà, anche quel momento è già passato.

 

Ho trascorso dei bellissimi giorni in Giappone con la mia famiglia. Ci ha accompagnato qualche giorno una signora, Junco.

Le cose da fare erano tantissime e spesso mentre eravamo per strada o in metropolitana chiedevo a Junco di raccontarmi del posto che avremmo visitato a breve. Con gentilezza Junco riusciva a evitare una risposta. Ero un po’ infastidita da questo continuo glissare soprattutto perché mi sembrava di non sfruttare il tempo a disposizione. 

Ho impiegato qualche giorno per rendermi conto che non era Junco a glissare sulle domande, ma io a anticipare qualcosa che non era ancora avvenuto. Semplicemente camminare. Semplicemente usare la metropolitana.

Semplicemente vistare un giardino e solo allora entrare veramente in quel momento. 

C’è un tempo per ogni cosa e anche nel semplice stare seduti in metropolitana possiamo trovare un senso di presenza.

 

Non c'era nulla di artificiale o studiato. Non c’era neanche lentezza.

Piuttosto il mio tentativo di anticipare i tempi suonava come una nota stonata in quella semplice armonia.

 

 

Questi episodi mi hanno fatto riflettere su un’altra abitudine giapponese che è quella di non mangiare per strada, negli autobus, treni o metropolitane. Anche le volte che abbiamo scelto di mangiare qualcosa velocemente, siamo stati invitati a fermarci e magari sederci su delle panchine dove altre persone come noi sgranocchiavano qualcosa. Semplicemente mangiare. Semplicemente apprezzare e gustare.

 

Abitudini come queste, diventano dei veri e propri riti.

Tra questi, un altro è il rapporto con la natura che è davvero protagonista in questo paese. Lo è nelle montagne verdeggianti che circondano le città, lo è nei giardini di templi ma soprattutto lo è fuori da ogni porta, abitazione, balcone.

Non serve avere una casa con giardino, e neanche un grande terrazzo. Basta un vaso con una pianta per dedicarsi alla cura giorno dopo giorno.

 

Lo ammetto, le volte che scelgo di innaffiare quelle quattro piante che abbiamo a casa, lo faccio velocemente e con distrazione. Magari metto su gli auricolari e chiamo mia mamma. Sono con le piante, ma sono anche altrove. 

La gentilezza e ritualità giapponese mi ha fatto pensare a quanto poco serve per praticare il momento presente.

C’era un senso di intenzionalità e pienezza anche in questi semplici gesti quotidiani: nulla di casuale. 

 

 

 

Tutto questo è racchiuso nei tanti haiku, brevissimi componimenti che raccontano in poche sillabe l’essenziale di un momento. 

Per cogliere quel momento è necessario essere presenti a ciò che accade dentro e fuori di noi. 

Ogni componimento racchiude un elemento kigo e cioè l’osservazione della natura e delle stagioni; e un elemento haijin e cioè l’emozione prevalente:

Sabi e cioè il distacco e la solitudine, 

Wabi e cioè lo stupore e la meraviglia,

Aware e cioè la dolce nostalgia,

Yugen, l’impossibilità di comprendere.

 

Vi lascio con qualche haiku che nei giorni scorsi mi hanno fatto compagnia.

 

Ciliegi in fiore sul far della sera

anche quest’oggi

è diventato ieri.

Kobayashi Issa

 

 

Le nubi di tanto in tanto
ci danno riposo
mentre guardiamo la luna.

Matsuo Basho

 

Il tetto si è bruciato:
ora
posso vedere la luna.

Mizuta Masahide

 

 

 

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