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Bellezza

 Quante volte nel corso della settimana attraversiamo la stessa strada? Quante volte passiamo così velocemente nelle nostra vita da non notare i piccoli dettagli che probabilmente svelano grandi momenti di pura bellezza? 

 

La bellezza è qualcosa di innato in ognuno di noi. Il poeta e filosofo irlandese John O'Donohue parla della bellezza come un "bisogno dell’anima". La bellezza ha a che fare con l’emozione che proviamo davanti a una certa situazione, scenario, persona: qualcosa in noi risuona e ecco scopriamo di trovarci davanti a qualcosa di speciale. La prima percezione della bellezza, non è mentale o cognitiva, ma avviene attraverso l’esperienza sensoriale: la vista, l’olfatto, il tatto, il gusto, l’udito. Notare le sensazioni che ci attraversano è una delle pratiche di consapevolezza che vengono esplorate nei protocolli di mindfulness. 

 

L’arte ci aiuta a entrare in contatto con la bellezza e a richiamare quell’emozione dentro di noi. Tutti ne abbiamo fatto esperienza diretta con la musica. Spesso i momenti in cui ascoltiamo un brano musicale che ci emoziona, sono quelli in cui siamo più presenti. Ma anche la fotografia e le varie opere d’arte che in modo immediato, assolutamente non cerebrale o cognitivo, in pochi secondi evocano emozioni e bellezza. 

Ma a volte restiamo indifferenti anche davanti alle più preziose opere d’arte. Mi ha colpito la storia del violinista Joshua Bell, uno dei più importanti musicisti dei nostri tempi, che si è prestato a un esperimento suonando con il suo stradivari del 1700 alla metropolitana di Washington DC. Pochissimi si sono fermati a ascoltarlo. Il musicista è andato avanti per delle ore nella totale indifferenza (e raccogliendo poco più di 30 dollari).

 

La Mindfulness ci permette di coltivare uno spazio per riscoprire la bellezza. 

La pratica ci invita per prima cosa a rallentare. Uno spazio di pura presenza è necessario incontrare le cose, le persone o gli eventi. Forse possiamo concederci una pausa dal continuo correre della giornata e fermarci un momento. 

Dopo esserci fermati, possiamo coltivare un po’ di sincera curiosità che ci permette di aprirci con occhi sempre nuovi al mondo intorno a noi. La pratica ci invita a coltivare la mente del principiante e osservare liberi da condizionamenti e aspettative. 

Poi c’è la scoperta della bellezza in tutta la sua sacralità. Brevi attimi in cui riconosciamo la preziosità e la fragilità del mondo che ci circonda.

 

Cosa ci tiene lontani dalla bellezza? Magari l’illusione e l’aspettativa che debba essere qualcosa di diverso. In un’epoca in cui veniamo bombardati da consigli utili e soluzioni per migliorare la nostra vita, spostiamo l’attenzione verso una bellezza solo immaginata e così facendo ci perdiamo le moltissime scoperte che stanno accadendo ora sotto i nostri occhi. 

La mindfulness, la consapevolezza ci invita con la sua pratica a riaccompagnare l’attenzione ancora e ancora a questo momento. Improvvisamente iniziamo a notare di quanta bellezza siamo circondati: un sorriso inaspettato; una volto rugoso che racconta la sua storia, le prime gemme negli alberi, una scritta sul muretto che racconta una storia; una poesia; le intricate vene di una foglia. Se la bellezza è prima di tutto un’emozione che nasce da una relazione, uno scambio tra noi e il momento che viviamo, la meditazione diventa una vera e propria porta di accesso per scoprire l’abbondanza e le mille sfaccettature della bellezza che ci circonda. 

 

Vi lascio con un brano di Mary Oliver che ancora parla della meraviglia di notare le piccole cose nella vita di tutti i giorni.

 

Cosa posso dire ancora che non abbia già detto prima?

Quindi lo dirò di nuovo.

La foglia ha in sé una canzone.

La pietra ha il volto della pazienza.

Dentro il fiume c’è una storia interminabile

e tu sei lì dentro da qualche parte

e non finirà mai fino a che tutto finirà.

Porta il tuo cuore indaffarato al museo d’arte

e alla camera di commercio

ma portalo anche nella foresta.

Il canto che sentivi cantare tra le foglie

quando eri un bambino

sta ancora cantando.

Ho vissuto, finora, per settantaquattro anni,

e la foglia sta cantando ancora.

 

 

 

 

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