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Premere il tasto "pausa"

 

“A volte la domenica sento che avrei bisogno di un altro giorno di riposo oppure sento la pressione della ripresa, specialmente se ho qualche scadenza…” Così mi ha scritto Silvia, offrendomi uno spunto di riflessione. Qualche giorno prima avevo visto un caro amico che mi aveva raccontato del suo cuore che non batteva come doveva, di come gli è stato consigliato di rallentare. 

 

Quanti di noi sentono la pressione delle tante cose da fare e l’impossibilità di rallentare? Anche per me il 2019 è iniziato carico di lavoro e nuovi progetti e ci sono momenti in cui trovo alquanto sfidante stare nel momento presente. Alleggerire l’agenda e cancellare qualche impegno può essere una soluzione ma non sempre è possibile. Possiamo allora rimandare il nostro riposo al prossimo weekend o alla prossima vacanza? 

 

Rifletto su quanto carichiamo la nostra agenda non solo di impegni ma anche di aspettative su come diversa la nostra settimana dovrebbe essere. Possiamo allora osservare che relazione abbiamo con quello che facciamo: quanto carichiamo i nostri impegni con toni di pesantezza, avversione, dovere, rabbia? Spesso gli impegni sono quello che sono, ma la relazione che scegliamo di avere con questi eventi è nelle nostre mani. 

 

A volte anche qualcosa che abbiamo fortemente desiderato come una serata al cinema o un pomeriggio con un'amica diventa semplicemente un’altra cosa da fare. Danilo, un praticante del mio gruppo, raccontava che il suo comodino è affollato da tutti i libri che vorrebbe leggere. Ogni volta che li vede si sente male perché si ricorda di quello che non ha fatto. Una sana curiosità intellettuale si trasforma in un senso di inadeguatezza, un richiamo per non essere riusciti neanche a finire un libro. Quanti di noi si rivedono nella storia di Danilo?

 

Siamo spostati in avanti verso un ideale di perfezione: l'equilibrio tra casa e lavoro, mens sana in corpore sano, vita sociale e approfondimento intellettuale. A quale visione ci stiamo aggrappando?

Senza neanche accorgercene, mentre ci proiettiamo su come la nostra vita dovrebbe essere, respingiamo il modo in cui è oraCercando di essere all’altezza della situazione finiamo per resistere alla vita così com’è. 

Allora, questi momenti possono essere usati per la comprensione di noi stessi: se il caos della nostra vita fosse proprio la pratica? Se quella sensazione di spiacevolezza, pressione, avversione fosse l’occasione per osservare che relazione abbiamo con la nostra vita? Se proprio disagio, ansia e turbamento fossero i maestri? Eccoci qui: siamo proprio al cuore della pratica. 

Mi vengono in mente i versi dei una poesia di Dorothy Hunt che raccontano della possibilità di accogliere la vita così com'è senza pensare che debba essere qualcosa di diverso. Accoglierla non vuol dire che ci debba sempre piacere, ma osservare se forse proprio nel momento in cui accogliamo con gentilezza quello che c'è, inizia l'armistizio.

 

Credi che la pace richieda la fine della guerra?

O che le tigri mangino solo verdura?

La pace richiede forse l'assenza del tuo capo, di tua moglie, da te stesso?

Pensi che la pace arriverà in qualche altro luogo, se non qui?

In qualche altro momento, se non ora?

In qualche altro cuore, se non nel tuo?

La pace è questo momento senza giudizio.
Tutto qui. 

Questo momento nello spazio del cuore
dove tutto quello che c'è, è benvenuto.

La pace è questo momento senza credere
che dovrebbe essere in qualche altro modo,

che dovresti provare qualcosa di diverso,

che la tua vita dovrebbe realizzarsi secondo i tuoi piani.

La pace è questo momento senza giudizio,

questo momento nello spazio del cuore
dove tutto quello che c'è, è benvenuto.
 

Riconosco che è umano e legittimo desiderare piccoli momenti di quotidiana serenità. A prescindere dalla pratica della meditazione, mi piace ritagliarmi brevi momenti e circondarmi  di ciò che amo, piccoli riti tutti miei che mi fanno sentire in vacanza anche nel mezzo della settimana: svegliarmi prima per una colazione più calma, una pausa caffè degna di essere chiamata pausa, un tè al pomeriggio; brevi appuntamenti con me stessa per esserci pienamente e prendermi cura di me. Sì, non è una tecnica per liberare l’agenda ma un'occasione per premere il tasto pausa e spostarmi dalla modalità del fare alla modalità dell'essere.

 

Possiamo anche ritagliarci brevi momenti di pausa per ri-ancorarci al momento presente. Magari sfruttare quei momenti della giornata in cui siamo costretti a fermarci: un semaforo rosso, la fila al supermercato, il traffico, l'attesa con un operatore telefonico. Ogni occasione è buona per premere il tasto pausa. 

L’insegnante Jan Chozen Bays invita alla pratica dei tre respiri. Possiamo farla tutte le volte che desideriamo nel corso della giornata.

Per la semplice durata di tre respiri, solo tre respiri, possiamo abbassare il volume della nostre voce interiore: lasciamo nel sottofondo le cose da fare, il rimugino, il giudizio. Apriamo i sensi e semplicemente diventiamo consapevoli di quello che c’è: colori introno a noi, suoni vicini e lontani, sensazioni di contatto, odori. 

Allo stesso modo, il  mio insegnate Bob Stahl dice che anche nelle giornate più difficili, un solo minuto di respiro può fare la differenza. Un solo minuto per respirare pienamente può svoltare anche una giornata. 

 

Vi lascio con una poesia di Danna Faulds che amo molto. Mi capita di recitarla a voce alta quando guido la meditazione sul respiro, mi conforta e mi nutre questa semplice e profonda verità che …serve solo un piccolo richiamo per ricordarci di respirare e “improvvisamente qualcosa in me si placa”.

 

Occorre solo un richiamo per respirare, 

Un momento per restare immobili

E semplicemente così, qualcosa in me si placa 

Si ammorbidisce, e fa spazio all'imperfezione. 

La voce dura di giudizio scende a un sussurro 

E mi ricordo ancora una volta che questa vita non è una gara; 

Che tutti noi attraverseremo la linea di arrivo; 

Che risvegliarsi alla vita è quello per cui siamo nati. 

Tutte le volte che mi dimentico, che mi accorgo di essere già spostato in avanti 

Senza sapere nemmeno dove vado, 

Tutte quelle volte posso fare la scelta 

Di fermarmi, respirare, essere 

E camminare lentamente nel mistero.

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