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L'eroe vulnerabile

Forse non tutti conoscono il mio grande amore per la scrittura narrativa. La letteratura è una mia grande passione; e non la trovo così distante dalla meditazione. Entrambe esplorano le ragioni profonde dell’essere umano senza giudizi. La letteratura non è interessata a giudicare ma a mostrare una realtà, proprio come la meditazione. Il lettore come colui che medita, può osservare che relazione ha con questa realtà.

 

Si dice che la bravura di uno scrittore sta proprio nel raccontare personaggi in tutta la loro complessità. 

Siamo attratti dai personaggi intensi e dalle storie che parlano di fragilità e di paura. Poi però quando tocca a noi preferiamo nascondere le nostre storie imbarazzanti o tristi. In quei momenti dimentichiamo che la nostra completezza come esseri umani dipende dalla possibilità di integrare nella nostra esistenza ogni emozione, ogni esperienza anche quelle che parlano di vulnerabilità. 


Lo sceneggiatore Christopher Vogler in un fantastico saggio Il viaggio dell’eroe, scrive che c'è un momento quando si racconta una storia, in cui il personaggio principale, si trova davanti quella che viene chiamata la “prova centrale”. Un momento in cui il mondo si capovolge (la full catastrophe living per citare Zorba il Greco e Jon Kabat-Zinn). Il personaggio, si mostra nudo, fragile, impaurito. Solitamente è qui che il lettore, o lo spettatore è catturato dal personaggio e empatizza con la sua umanità. 

Ecco cosa dive Vogler “…in ogni storia gli Eroi devono affrontare e loro paure più grandi, l’insuccesso di un’impresa, la fine di una relazione, la morte della vecchia personalità. (…) Una crisi è un fatto che divide le due metà della storia. Attraversando questa zona, che spesso è il confine della morte, l’Eroe rinasce letteralmente o metaforicamente. Niente sarà più come prima”.

 

Sarebbe bello se anche nella vita ci fosse soltanto una “prova centrale”. Ma la vita è assai più complessa di un romanzo o una sceneggiatura. La vita tocca tutti, non ci sono sconti e non succede mai che l’avere provato un dolore ci rende immuni dal provare altra sofferenza in futuro. 

 

La mindfulness ci offre una prospettiva in cui la vulnerabilità emerge come un elemento imprescindibile della nostra esistenza.

La pratica ci permette di riconoscere le emozioni dando loro un nome, soprattutto riconoscere tutte le storie associate a essa, le giustificazioni, i condizionamenti. Ci permette di trovare la complessità della nostra vita.

 

Potere dare spazio alla nostra vulnerabilità invece di renderci più deboli, ci rende più forti. Ci permette di accorgerci che nonostante le sfide della vita siamo ancora lì. La mindfulness ci offre uno spazio per restare seduti con la nostra sofferenza, con la nostra fragilità resistendo l’impulso di alzarci, di scappare di fare finta di niente. Possiamo restare fermi per il tempo sufficiente che occorre per entrare in contatto con il nostro panorama interiore e con le storie che ci raccontiamo. Possiamo restare seduti con la nostra fragilità e riconoscerla come una parte di noi e accudirla con la stessa dedizione con cui ci rivolgiamo a un bambino a qualcuno che amiamo.

 

"Non voltare la testa,

continua a guardare la tua ferita.

Poiché è da lì he la Luce entra in te"

 

Rumi

Se desideri approfondire il tema della vulnerabilità, partecipa al workshop Praticare con la Vulnerabilità. Maggiori informazioni.

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