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McMindfulness: la mia esperienza

 

Un articolo del Times di qualche anno fa parlava di Mindfulness Revolution raccontando le applicazioni della mindfulness in tantissimi settori. Ho un collega in Irlanda che insegna solo a personale degli ospedali, un altro (sempre in Irlanda) che insegna solo nelle carceri e un altro in Danimarca che insegna solo a veterani e soldati professionisti. In Italia ho diversi colleghi e colleghe che insegnano ai bambini e gli adolescenti, altri che utilizzano la mindfulness in azienda, altri che in ambito ospedaliero offrono percorsi per pazienti diabetici, con dolori cronici e molto molto altro. La mindfulness è veramente dappertutto.

 

Qualche mese fa sono stata in America per un ritiro silenzioso all’Omega Institute. Mi sono fermata qualche giorno a New York e mi sono resa conto di quanto la mindfulness sia sulla bocca di tutti e non solo. Ho accompagnato un’amica a un incontro a scuola per genitori e bambini. Gli insegnanti, per raccogliere la nostra attenzione, hanno suonato i cimbali e, come se tutti sapessero esattamente cosa fare, ci siamo subito raccolti in uno spazio di presenza. Più tardi sono entrata da Barnes a Noble, una nota libreria e ho notato la quantità di testi e riviste che in modalità diverse, più divulgative o approfondite, parlano della consapevolezza. Alcuni titoli sono chiaramente ammiccanti, e promettevano la felicità in pochi passi e poche pagine. 

 

 

Questo mi ha fatto pensare a quella definizione di McMindfulness creata da David Loy è Rom Purser nel 2013 in un famosissimo articolo dal titolo “Beyond McMindfulness” pubblicato dall’Huffington Post. Ecco una sintesi dei loro timori. “La fretta di secolarizzare e mercificare la mindfulness in una tecnica commerciabile potrebbe portare a una sfortunata denaturalizzazione di questa antica pratica, che era destinata a molto di più che alleviare il mal di testa, ridurre la pressione sanguigna o aiutare i dirigenti a diventare più mirati e più produttivi.”

 

Eppure.

 

Sono sempre stata molto critica verso questo dilagare di mindfulness in modo “improprio” e verso chi promette corsi veloci per “provare” la mindfulness. Eppure...

Mi sono regalata un’altra esperienza newyorkese. Ho preso parte a una “sessione” di mindfulness da MNDFL, la scuola co-fondata da Loro Rinzler. Lodre Rinzler è un giovane e famoso insegnante di meditazione. Nato e cresciuto in una famiglia buddista, ha pubblicato sei libri parlando di consapevolezza con un linguaggio fresco e accessibile e raccontando anche di argomenti molto concreti: il lavoro, il sesso, i soldi, uscire con qualcuno, lasciarsi. Uno dei suoi libri più famosi è Il Budda entra in un bar. 

E’ co-fondatore di MNDFL, un centro di meditazione che a NY conta già tre sedi. I suoi centri trasmettono un’atmosfera di semplicità e spontaneità. Puoi prenotare una sessione di meditazione da 30, 45, 60 minuti; puoi scegliere insegnati con tradizioni e formazione diversa. 

 

Quindi, dopo avere trascorso sette giorni in ritiro silenzioso con tre incredibili insegnanti, ho prenota la prima sessione disponibile, con un’insegnante che non conoscevo. Il sito mi invitata “Book your cushion” (prenota il tuo cuscino) e voilà eccomi iscritta e prenotata nel cuscino n.7. Sono entrata in uno spazio pulito e dai colori chiari; una ragazza mia ha accolto e mi ha ricordato di spegnere il cellulare, mi ha offerto una tisana. Mentre aspettavo l’inizio della pratica ho sbirciato i libri di meditazione disponibili seduta comodamente in un divano dai colori neutri. Mi sono sentita benvenuta. Ho trovato una piccola oasi di pace in una città frenetica.

 

La sessione è durata 30 minuti. Era sabato mattina. C’erano sia uomini che donne e molti non avevano mai praticato mindfulness né alcuna meditazione. Abbiamo portato la consapevolezza sul nostro respiro e sui suoni. Anche le rumorose sirene di NY erano le benvenute in quel tempo di pratica. 

 

Il mio giudizio (anzi pre-giudizio) si è ammorbidito. Cioè, credo ancora che la felicità non possa essere raggiunta in 5 passi e non credo che si possa “provare” la mindfulness in una sessione da 30 minuti. Credo che il bellissimo ambiente dai colori neutrali possa fare pensare che la meditazione sia qualcosa di pacifico, sereno, bellissimo.

Chi inizia a meditare scopre quasi subito che i colori non sono così neutrali... Chi decide di intraprendere questo percorso sta prendendo posto nella propria vita ancora prima che nel proprio cuscino. E’ qualcosa di solenne e impegnativo. Non può e non deve essere banalizzato. Ancora oggi, credo che il modo migliore per avvicinarsi alla mindflness sia attraverso un percorso come quello dell'MBSR. Non c'è nulla da provare, semplicemente tutto da vivere. 

 

Eppure, quelle persone in quel sabato mattino, un gruppo di persone hanno scelto di portare l’attenzione al proprio respiro invece di scegliere una lezione di kick-boxing o chissà che altro. Il mondo ha bisogno di consapevolezza, ha bisogno anche di questo spiraglio, di ricordarsi che esiste anche questa possibilità.

 

Questo mi fa riflettere su quanto a volte consideriamo la pratica della consapevolezza “eccezionale” invece che includerla nella vita di tutti i giorni. Cosa potrebbe succede se un po’ come si va in palestra per cacciare pugni e scaricarsi, si entrasse in una sala con tanti sconosciuti che condividono l’intenzione di incontrare il proprio respiro e con esso l’irrequietezza della propria mente? In fondo che male c’è?

Quante volte ci capita di osservare quanta inconsapevolezza ci circonda. Se avessimo la possibilità di regalare anche solo un’ora di presenza mentale a qualcuno, così, nella possibilità che possa sorgere il dubbio, credo che non avremmo esitazione a raccomandarlo.

 

Alla fine penso che sono tutte porte, e se per caso ci si avvicina alla mindfulness per moda, o solo per provare, alla fine, quando siamo lì seduti su quel cuscino, non ci sono scuse, è noi che incontriamo e la nostra mente irrequieta. Il nostro respiro così com’è, quel momento così com’è, la nostra vita così com’è. 

 

Chiudo con le stesse parole e le stesse speranze di Loy-Purser in quel famoso articolo sulla McMindfulness “Si spera che la mindfulness non segua la traiettoria di tante mode: entusiasmo sfrenato, accettazione acritica dello status quo ed eventuale disillusione. Per diventare una vera forza di trasformazione personale e sociale positiva, deve rivendicare un quadro etico e aspirare a scopi più elevati che tengano conto del benessere di tutti gli esseri viventi”. Non posso trovarmi più d’accordo, e oggi, dopo 40 anni dalla nascita del protocollo MBSR, posso dire che non si è trattato di una moda e che la forza di trasformazione personale e sociale continuerà a crescere.

 

 

 

 

 

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