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Il nostro effetto a catena

 

“I don't want to end up simply having visited this world”. Questo semplice verso di Mary Oliver mi fa raddrizzare la schiena ogni volta che lo leggo. "Non voglio che finisca semplicemente avendo visitato questo mondo". 

Quando lo leggo ho solo voglia di alzarmi dal divano e fare succedere qualcosa. Eppure non si tratta necessariamente di fare qualcosa, ma del potere che racchiude ogni mio pensiero. Parla della potenzialità che viene data a ognuno di noi di fare succedere le cose. 

 

E quanto poco serve per fare la differenza nella giornata (e nella vita) delle persone che incrociamo. Onestamente questo non si riferisce solo al nostro comportamento ma anche alle cose che scriviamo, che condividiamo sui social. E qui si aprirebbe un lunghissimo capitolo. 

Abbiamo il potere, e soprattutto la responsabilità di ciò che diciamo, postiamo e sì...anche quello che pensiamo.

Abbiamo sempre una scelta e quella scelta avrà un effetto a catena.  

 

Uno studio condotto da Harvard e dall’University of California ha mostrato qualcosa di molto interessante. Si voleva esplorare l'impatto della felicità condivisa nei social network. Lo studio ha coinvolto 5000 persone. Il risultato è stato incredibile. Non solo il livello di felicità aumentava nelle persone direttamente coinvolte, ma effetti di quella felicità coinvolgevano l’amico, l'amico dell’amico e l'amico dell'amico dell’amico; con un effetto a catena fino a tre livelli. Questo il potere che abbiamo di influenzare le persone che raggiungiamo. 

“La felicità umana non riguarda solo individui isolati ... La felicità di un individuo è associata alla felicità di persone fino a tre gradi dei social network. La felicità, in altre parole, non è semplicemente una funzione dell'esperienza individuale o della scelta individuale, ma è anche una proprietà di gruppi di persone. In effetti, i cambiamenti nella felicità individuale possono propagarsi attraverso i social network dando vita a gruppi di individui felici e infelici ".

 

Pensiamoci un po' su la prossima volta che postiamo qualcosa magari domandandoci che intenzione, che augurio stiamo mandando nel mondo. Quanta gentilezza possiamo mettere nelle nostre scelte?

 

Penso a questo proposito alla definizione di Sharon Salzberg che parla della gentilezza come un'abilità che possiamo esercitare in qualsiasi momento. E’ come essere dei super eroi che possono scegliere in ogni momento di connettersi con altri esseri umani attraverso questo super potere che è la gentilezza.

 

Credo che tutti abbiamo fatto esperienza diretta di questo effetto o possiamo notarlo la prossima volta che siamo tentati di commentare uno stimolo negativo. Che effetto sta avendo su di noi? 

Possiamo fare la scelta in ogni momento osservando come una nostra azione possa generare un effetto a catena sulla persona che abbiamo accanto. Anche noi restiamo così male quando una persona che incontriamo ci tratta male, o quando non ci sentiamo ascoltati.

 

Possiamo anche osservare qual è il nostro bisogno primario come esseri umani. Mi viene in mente una poesia bellissima di Hafiz. Dice così:

 

Ammettilo,

a ogni persona che incontri, stai dicendo 

Amami.

Naturalmente non lo dici a voce alta;

Altrimenti

Qualcuno chiamerebbe le guardie.

Eppure, rifletti su questo aspetto,

a questa grande spinta in noi 

di essere connessi.

Perché non diventare la persona

Che vive con una luna piena negli occhi

Che dice

Con la dolce lingua della luna

Quello che ogni altro occhio in questo mondo

sta morendo dalla voglia di sentire.

 

 

Ed è così, tutti vogliamo essere amati; tutti vogliamo essere accettati, visti per quello che siamo, ascoltati per le cose che diciamo. E' un bisogno universale che ci accomuna come esseri umani. 

 

Cosa ha che fare tutto questo con la mindfulness?

La mindfulness ha a che fare con la vita, con la nostra capacità di connetterci con quella consapevolezza che coltiviamo durante la meditazione e poi portarla in ogni relazione (prima tra tutte quella con noi stessi) e in ogni situazione. Sì, la nostra pratica ha un silenzioso effetto a catena in famiglia, al lavoro, al supermercato nell'universo mondo. 

 

Sembra un po’ utopistico che un nostro comportamento possa avere un qualche effetto sull’universo. In questo senso mi  dà moltissima ispirazione l’immagine di Pema Chodron che dice che se il battito d'ali delle farfalle può influenzare le condizioni meteorologiche in Europa, e allora, certamente il lavoro che facciamo con la nostra mente può avere un impatto sul mondo. 

 

Possiamo davvero usare tutto quello che succede per contribuire a questo effetto a catena. Anche se siamo attraversati da una brutta notizia o da un evento spiacevole, abbiamo una scelta. Sempre Pema Chodron dice “Quando il mondo è pieno di cattiveria, ogni contrattempo, ogni difficoltà dovrebbero essere trasformati nella via verso l’illuminazione”. E questa frase mi fa pensare a una notizia che non ricordo dove ho letto o sentita. Sembra che nei giorni successivi alla tragedia dell'11 Settembre ci sia stato il record di concepimenti. E' così, quando ci troviamo davanti alla fragilità della vita, ne percepiamo anche la sua preziosità. Allora ci stringiamo a quanto abbiamo di più caro.

 

Allora vi lascio con i versi di Brunori Sas, con l’augurio che ognuno di noi possa tirare fuori il proprio costume da torero e partendo da sé, lasciare la propria impronta in questo effetto a catena che è la vita. 

 

...

passami il mantello nero

il costume da torero

oggi salvo il mondo intero

con un pugno di poesie.

 

Non sarò mai abbastanza cinico 

da smettere di credere 

che il mondo possa essere 

migliore di com'è

 

Ma non sarò neanche tanto stupido 

da credere che il mondo 

possa crescere se non parto da me.

 

 

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