© 2018 by Itaca Mindfulness | Via Coletti 2, Treviso 31100 | info@itacamindfulness.com 

  • Black Icon LinkedIn
  • Black Facebook Icon
  • Black Instagram Icon

Il suoni del mondo

Un paio di notti fa, sono stata svegliata nel cuore della notte da un rumore. Ecco, per entrare veramente nell’argomento di oggi dovrei dire che sono stata svegliata da un suono; un suono che conoscevo bene ma che per qualche ragione mi sembrava “fuoriposto”. Era senz’altro il ronzio di una zanzara. Ero sorpresa e disorientata. "Cosa ci faceva una zanzara in montagna?! - ho pensato mentre mi coprivo con il mio leggero piumino estivo - la zanzara non ci sta!". Mi sono sentita impreparata e innervosita e sono rimasta sveglia per un po’ finché non ho pensato che era un’ottima occasione di pratica. Allora ho portato attenzione al suono provando a portare un po' di curiosità e gentilezza al momento e al mio nervosismo. Ho provato a ascoltare il suono per quello che era, senza doverlo condire di tutte le esperienza passate e storie che vivono nella mia testa (“come difendermi da un possibile attacco? come ha fatto una zanzara a arrivare a 1220 mt di altezza?!?).

Così ho ascoltato quel ronzio come fosse la prima volta. Non era neanche così disturbante se potevo lasciare andare le vecchie associazioni ai milioni di morsi ricevuti negli anni. Osservavo le pause tra un ronzio e l’altro e il semplice osservare, non era così inquietante. C’erano delle pause in cui il suono cessava (e subito la mia mente cominciava a inquietarsi “dove si sarà posata la zanzara?), quando mi accorgevo che la mente era tornata alle sue storie, riorientavo l’attenzione al fatto che semplicemente c’era silenzio. Vabbè, dopo poco mi sono addormentata. Non ricordo quanto è durata questa breve pratica ma posso dirvi con certezza che non sono stata morsa.

 

In questi giorni di pausa estiva, possiamo praticare con i suoni. Possiamo fare la scelta di fermarci e semplicemente ascoltare. Vi ricordate il telefilm La donna bionica (esisteva anche l’uomo bionico, ma ho sempre preferito la versione femminile)? La protagonista aveva dei super poteri e riusciva a estendere la sua capacità uditiva fino a molto molto lontano. Ecco, possiamo partire dai suoni più ovvi e vicini e poi espandere a quelli più difficili da percepire. Attenzione che a volte quelli più difficili non sono sempre i più lontani. A volte ascoltare il nostro respiro, il battito del nostro cuore, i rumore che provengono dalla pancia e così via, può essere una vera e propria sfida. Questo anche perché sembra che negli anni sviluppiamo una memoria selettiva. Da neonati, in realtà avevamo dei superoteri e riuscivamo a percepire suoni lontani e molto complicati. Poi nel tempo abbiamo iniziato a sviluppare una sorta di udito selettivo che negli anni è sempre più aumentato riducendo di molto la nostra abilità a percepire certi suoni.

 

Comunque, tornando alla nostra piccola pratica, la vera sfida è incontrare questi suoni come fosse la prima volta. Per restare in tema di Telefilm anni 80 potremmo pensare di essere Mork, l’alieno interpretato dal compianto Robin Williams che atterrato da un altro pianeta, si trova a sentire certi suoni per la prima volta. Proviamo cioè a non etichettare, “la cicala”, “l’aspirapolvere del vicino”, “il ticchettio del rubinetto della cucina”, “l’arrotino”. Oppure osserviamo la naturale tendenza a dare un nome ai suoni e alla tendenza di etichettarli come spiacevoli e piacevoli. Osserviamo anche la profusione di pensieri che sorgono da un suono. (“Caspita questa cicala è proprio insistente. Ah si vede che oggi è particolarmente caldo. Alla TV hanno detto che è il record di caldo degli ultimi 20 anni. L’anno prossimo andrò in montagna. Chissà se mi vanno ancora bene le scarpe da trekking di qualche anno fa. Magari posso guardare online se trovo qualche offerta). Ecco qui, esattamente come ho fatto io con quella zanzara che non aveva alcuna intenzione di mordermi ma che avevo etichettato come  “pericolosa” e che mi ha portato a mille pensieri. Nulla di male, anzi, spesso le esperienza passate ci permettono di non ripetere certi errori. Solo che a volte questa etichetta ci impedisce di aprirci a nuove esperienze e di essere veramente presenti con la nostra vita. La tendenza a riconoscere e classificare i suoni, si porta dietro un’altra conseguenza: quella cioè di mettere in secondo piano i suoni “neutri” che non etichettiamo né piacevoli né spiacevoli. Spesso questi suoni sono assai più numerosi degli altri ma solo per essere neutri non li notiamo neanche. Così succede in numerose esperienze della nostra vita. Notiamo solo ciò che ci piace e non ci piace. Il resto scorre inosservato. Proviamo semplicemente a prestare attenzione come fossimo la donna o l’uomo bionico. Piuttosto mettiamo l’attenzione sull’inizio del suono e sulla sua fine, sullo spazio che c’è tra un suono e l’altro. 

 

La pratica di attenzione ai suoni, è a tutti gli effetti una meditazione che viene spesso incoraggiata tanto quanto l’attenzione al respiro. Prestare attenzione ai suoni ci aiuta a concedere una pausa al ruminare della mente, ai momenti in cui ci troviamo già proiettati in avanti programmando quello che faremo dopo questo momento; anche ai momenti di maggiore stanchezza e ansia, può essere una modalità per riancorarci a questo preciso momento, a questo suono (per me il ticchettio dei tasti del computer). Chissà che tra un suono e l'altro, ci riesca di riconoscere il silenzio. Anche quello è un suono e per essere percepito (e apprezzato) la mente deve essere molto tranquilla. 

 

Ecco, questa settimana, sia che vi troviate a casa o al lavoro, potete concedervi pochi minuti di pratica. Semplicemente fermatevi. Bastano pochi momenti per chiudere gli occhi (potete anche provare con gli occhi aperti se preferite) e concedervi di ascoltare.

Ecco arrivare i primi suoni. Ecco la mente che si distrae, va bene così, è quello che la mente fa. Inizierà a commentare, etichettare. Ve ne accorgerete e potete scegliere di ritornare al semplice suono. Scoprire che il rumore dell'aria condizionata è un brusio, che quella goccia del lavandino che non avete fatto riparare è un semplice ticchettio e chissà che nome darete alla litania che annuncia l'arrivo dell'arrotino. 

Forse si aprirà un piccolo spazio per una nuova esperienza, un nuovo momento; magari saremo sorpresi da qualcosa di inaspettato. Com'è stato per me accorgermi di non essere stata morsa dalla zanzara. Che poi ora ho il dubbio che si trattasse davvero di una zanzara. Chi lo sa! Buona pratica!

 

 

Mi piace il verbo sentire…  

Sentire il rumore del mare,

sentirne l’odore.
Sentire il suono della pioggia
che ti bagna le labbra,
sentire una penna
che traccia sentimenti
su un foglio bianco.

Sentire l’odore di chi ami,
sentirne la voce e
sentirlo col cuore.
Sentire è il verbo
delle emozioni,
ci si sdraia sulla schiena
del mondo
e si sente…

 

Alda Merini 

Please reload

Post Consigliati

Please reload

Continua a leggere il blog. Iscriviti alla Newsletter.