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Itaca Mindfulness compie un anno

Questa settimana Itaca Mindfulness compie un anno. C’è una grande emozione se penso ai numerosi cambiamenti che ho intrapreso in questi anni. Mi accorgo che non c’è nulla di casuale; in un certo senso ogni scelta è stata il trampolino per la successiva; ogni scelta in qualche modo riconduceva a un’intenzione primaria, invece di allontanarmi, riporta a casa.

 

Negli ultimi anni una serie di eventi dolorosi mi hanno dato il coraggio per intraprendere una scelta diversa come quella di creare Itaca Mindfulness. Non posso dire di essere grata a questi eventi, ma sicuramente mi hanno ricordato che questa non è una prova generale; questa è  la vita che mi è stata data da vivere e per realizzare le cose che sono per me importanti. 

 

Una certa irrequietezza è stata spesso presente anche negli anni in cui lavoravo in azienda. Ricordo di quando leggevo i testi di Vimala Thakar e sentivo il sangue scaldarsi quando parlava di attivismo fondato sulla consapevolezza, di rivoluzioni fondate sul risveglio della persona. Oggi rifletto che la mindfulness racchiude un grande senso trasformativo e attivista. 

 

Come ho scritto altre volte, il prendere posto nel cuscino di meditazione (o su una sedia) implica una serie di intenzioni molto profonde: il desiderio di una vita più sincera, autentica, responsabile. La pratica non è mai fine a se stessa; la meditazione è un allenamento per la vita. Il momento più importante della pratica è quando ci si alza dal cuscino per portare quella consapevolezza in ogni relazione, ogni situazione. Non c’è nulla di causale nel prendere posto sul proprio cuscino, nulla di egoistico, o passivo. E’ un incredibile atto di amore verso se stessi e verso gli altri.

 

Quanto importante può essere per un insegnante portare consapevolezza nella sua classe, quanto transformativo può essere portarla in un ospedale, nelle carceri, negli uffici. Quanto rivoluzionario può essere per un parlamento scegliere di dedicarsi alla meditazione com’è successo in Inghilterra e in Canda lo scorso Ottobre.

Quando sceglieremo di essere presenti e consapevoli nella prossima conversazione, avremo in qualche modo impattato la persona che abbiamo di fronte, e quella persona arricchita e nutrita, avrà la possibilità di offrire lo stesso senso di presenza nella prossima azione o relazione. E via così in una catena infinita di relazioni. Che cos'è più trasformativo di questo? 

 

Nel celebrare questo anno voglio dire grazie a chi mi ha portato fino qui; a chi mi ha condotto indirettamente in questo percorso, agli insegnanti che ho incontrato nel mio cammino che con un una parola, un incoraggiamento e con il loro esempio, hanno ispirato le mie scelte: Carolina Traverso, Franco Cucchio, Lynn Koerbel, Anne Twohing, agli altri insegnanti del Center for Mindfulness che hanno guidato ritiri e corsi come Bob Stahl, Elana Rosenmbaum, Jon Kabat-Zinn, Saki Santorelli, Florence Melo-Mayers, Judson Brewer.

E poi le persone che ho incontrato in giro per il mondo ai ritiri; la mindfulness community che rafforza e approfondisce ogni volta il senso di questo lavoro.

 

E poi chiaramente le persone che sono state al mio fianco, leggendomi, sostenendomi, incoraggiandomi, partecipando ai miei corsi o pianificando di farlo. Grazie di cuore.

 

Chiudo condividendo un brano di Vimala Thakar, uno di quelli che leggevo anni fa e che mi faceva sognare grandi cambiamenti; con l’augurio che anche a voi provochi il desiderio di prendere posto, sul nostro cuscino e nella nostra vita. 

"Non siamo solo carne e ossa. Se fosse così, il nostro futuro su questo pianeta non sarebbe molto brillante. C'è infinitamente di più nella vita, e ogni essere appassionato che osa esplorare oltre il frammentario e il superficiale aiuta tutta l'umanità a percepire ciò che significa essere completamente umano. La rivoluzione, la vera rivoluzione, implica sperimentare l'impossibile. E quando un individuo fa un passo nella direzione del nuovo, l'intera razza umana viaggia attraverso quell’individuo."

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