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Mindfulness - sfatiamo qualche mito!

 

 

La mindfulness è dappertutto: nelle nostre città, nelle scuole, nelle aziende, nei social!

Un po’ come vent’anni fa con lo yoga, anche la meditazione sta esplodendo. C’è chi si butta a capofitto e chi resta titubante, forse per colpa di qualche mito che la meditazione si porta dietro. E allora, proviamo a sfatarne qualcuno.

 

Mito 1 - Per meditare è necessario avere un guru, o essere buddisti o mettere in discussione il proprio credo.

La Mindfulness è una pratica laica. Viene spesso tradotta come consapevolezza, e si riferisce a una capacità innata in ognuno di noi di prestare attenzione al momento presente intenzionalmente e senza giudizio. Appartiene all’ambito della meditazione e sicuramente il lignaggio è quello delle filosofie orientali ma non serve sposare alcun credo. La Mindfulness non è una religione, né una setta né un sistema di valori. Diversamente da altre pratiche, non incoraggia la ricerca, lo sviluppo o il miglioramento. La mindfulness resta nella sfera dell'essere, non del fare, dell’innato: andiamo bene così come siamo. Piuttosto, con la mindfulness scopriamo che c’è qualcosa da ricordare. "La consapevolezza non è qualcosa che devi ottenere o acquisire. E’ qualcosa che è sempre con te, è un’ interna e profonda risorsa, sempre disponibile, che attende pazientemente di essere risvegliata e usata al servizio della comprensione, della crescita e della cura" - Jon Kabat-Zinn.

 

Mito 2 - Per meditare serve accendere un incenso, avere un cuscino da meditazione, un mantra e padroneggiare la tecnica.

Non serve né incenso, né cuscino. Non possiamo neanche dire che la mindfulness sia una tecnica. Per quanto utilizzi dei modi per allenare la consapevolezza, non servono luoghi e modi speciali per diventare consapevoli del momento presente. Si parla spesso di pratica formale, ossia di momenti dedicati alla meditazione vera e propria, e pratica informale, momenti in cui esercitiamo la consapevolezza nel corso della giornata. Piuttosto, semplici gesti della giornata come vestirsi, andare a lavoro, bere una  tazza di tè, possono diventare un'occasione di pratica di consapevolezza.

 

Mito 3 - La meditazione serve a rilassarsi, a svuotare la mente e quindi chi medita non si arrabbia mai. 

Beh…su questo ultimo punto mi piacerebbe chiedere l’opinione di mio marito. Attraverso la mindfulness non si cercano risultati. E' legittimo volere stare sempre meglio ma a volte questo si traduce in una scontentezza di quello che siamo e quello che abbiamo. Attraverso la mindfulness scopriamo che andiamo bene proprio così come siamo. Rilassarsi è una conseguenza della pratica - non l’obiettivo - e a volte nasce dal riuscire a accogliere e dare il benvenuto a tutto quello che siamo. 

La mente non si svuota, semplicemente si fa un po' più amicizia con il suo contenuto, qualunque esso sia.  Infine...non è vero che non ci si arrabbia più e si diventa improvvisamente“love and peace”. Attraverso la pratica si diventa consapevoli di automatismi ormai consolidati, di relazioni e comunicazioni difficili che magari non ci vanno più bene. E questo a volte può tradursi in grandi arrabbiature. Basta esserne consapevoli. 

 

Il modo migliore per avvicinarsi alla Mindfulness è attraverso un corso di  

8 settimane MBSR: Mindfulness Base Stress Reduction. Il programma che dal 1979 è dedicato alla riduzione dello stress attraverso la consapevolezza. Un corso che é anche un allenamento intensivo per tirare fuori quelle risorse che ognuno ha e iniziare a costruire una pratica regolare.

Un laboratorio personale da vivere con apertura e curiosità, sospendendo ogni giudizio. Niente di esotico o straordinario. Solo cose semplici verso territori noti.

 

I prossimi corsi di Itaca Mindfulness inizieranno a Treviso il 3 Ottobre.

La presentazione gratuita del corso sarà il 26 e 27 Settembre. Scopri di più

 

 

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