© 2018 by Itaca Mindfulness | Via Coletti 2, Treviso 31100 | info@itacamindfulness.com 

  • Black Icon LinkedIn
  • Black Facebook Icon
  • Black Instagram Icon

Alessandra Mauri racconta le sue "Esperienze di Mindfulness".

Quando nel 1979 Jon Kabat-Zinn offrì il primo programma di riduzione dello stress basato sulla consapevolezza (Mindfulness Based Stress Reduction) lavorava presso l’Ospedale del Massachusetts e i primi partecipanti furono pazienti che soffrivano di dolore cronico. La vicinanza tra medicina tradizionale e pratiche contemplative è sempre più frequente e la prova è anche il fatto che sempre più spesso sono proprio i medici a suggerire un programma di mindfulness a pazienti che soffrono di stati d’ansia, crisi di panico, problemi del sonno, dolore cronico o altri disturbi legati allo stress. Ne parliamo con Alessandra Mauri, psicologa e psicoterapeuta,  insegnante MBSR a Treviso e specialista ambulatoriale  presso il Servizio di Psicologia Ospedaliera dell’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso.

 

IM: Alessandra, qual è la tua esperienza nell’offrire programmi di Mindfulness dentro una struttura come quella dell’Ospedale di Treviso? Chi partecipa ai programmi di mindfulness?

 

 AM: Ciao Anna, grazie di questa domanda! È davvero una gioia per me presentare il programma “Esperienze di Mindfulness”, programma proposto fra le attività del Servizio di Psicologia Ospedaliera presso l’Ospedale Cà Foncello di Treviso. Il percorso , che co-conduco con la collega e responsabile del Servizio , dott.ssa Maddalena Tomas, è un percorso di otto incontri rivolto a pazienti ambulatoriali con malattia cronica. Il programma, che ormai proponiamo da quasi tre anni, ha già visto la partecipazione di più di 100 pazienti afferenti ai diversi ambulatori del presidio ospedaliero. È un programma costruito sulla traccia del più classico protocollo MBSR, Mindfulness Based Stress Reduction, così come messo a punto dal prof. Kabat-Zinn presso l’Università del Massachusetts, pur presentando alcune differenze. Il percorso ha come obiettivo l’offrire uno spazio ai pazienti per conoscere e sperimentare la mindfulness come strumento di gestione dello stress derivante dalla diagnosi di una malattia cronica e dalle terapie necessarie alla sua gestione. Rispetto al protocollo originale sono state fatte alcune variazioni in funzione di bisogni organizzativi. L'intera attività è considerata una prestazione specialistica e i partecipanti sono inviati dagli specialisti curanti mediante impegnativa e pagamento del ticket sanitario. In un articolo, in fase di pubblicazione, abbiamo misurato il benessere percepito dei soggetti partecipanti su varie scale rilevando cambiamenti che confermano ciò che la letteratura ci dice da anni, cioè l’importanza di offrire degli spazi dove coltivare consapevolezza per meglio gestire eventi stressanti, come lo sono la diagnosi e l’adattamento ad una malattia cronica. È poi da notare come negli ultimi anni, grazie anche alla formazione del Center for Mindfulness in Italia, che si svolge tramite Motus Mundi di Padova, piano piano negli ospedali si sta facendo strada la possibilità di avere operatori formati adeguatamente che possano attivare questi percorsi, per dare un’occasione in più alle persone di gestire un momento particolare della loro vita.

 

IM: In molti paesi, programmi di mindfulness vengono offerti negli ospedali a infermieri e personale medico. Qual è la situazione in Italia e a Treviso e che prospettive ci sono?

 

AM: A Treviso è stato fatto per un periodo un percorso MBSR diretto agli infermieri e personale medico, condotta da due colleghi esterni all’ospedale, ma la cosa non ha poi avuto sviluppo per diversi motivi organizzativi. Ciò che al momento è possibile, e che sta avvenendo, è che i diversi operatori interessati possano fare i percorsi MBSR attivi in città. Vi è inoltre un progetto pilota promosso dal Servizio di Prevenzione dell’Azienda Ospedaliera che inizierà ad Ottobre 2017, rivolto agli operatori ospedalieri, e che tra i vari interventi prevede anche quello del Servizio di Psicologia Ospedaliera con una introduzione alla mindfulness per sensibilizzare gli operatori a tale opportunità. Per cui prevedo che in futuro si possano creare nuovi spazi anche in questa direzione.

 

IM: Il programma  MBSR è rivolto alla gestione e alla riduzione dello stress. Dalla tua esperienza di psicoterapeuta, cosa ha di diverso questo programma rispetto altri?

AM: Vi sono certamente alcune similitudini con altri programmi di gestione dello stress o dell’ansia che conosco, che hanno tutti in comune il fatto di rivolgersi alle persone per aiutarle a gestire un momento di particolare difficoltà e  un aiuto specifico per gestire alcuni sintomi; ma l’MBSR ha certo anche differenze. La prima che mi viene da segnalare è che non si tratta di una psicoterapia ma di un percorso di crescita personale, e quindi rivolto a tutti, non solo a persone in difficoltà, e comunque chi non lo è, in qualche momento della sua vita? L’intervento quindi non finisce con l’MBSR ma da lì forse comincia, e non si rivolge a uno o più sintomi ma alla persona nella sua interezza, comprendendo ad esempio anche il corpo, cosa che molte psicoterapie non includono, e lavorando a tutto tondo sulle nostre risorse e abilità, che sono già presenti in ognuno di noi, ma di cui non sempre siamo coscienti  o abituati ad utilizzare. La cosa più bella della mindfulness è che parte dal presupposto che sia già tutto lì e che "quello che c’è" va bene, si tratta solo di imparare la strada per vederlo. Un’altra differenza importante è che non vi sono differenze tra chi conduce e chi è condotto, nel senso che è un programma esperienziale, dove insegnante e partecipante lavorano insieme, momento per momento, non c’è nulla di predefinito e strutturato, a parte il protocollo dell’MBSR, e le cose accadono via via che le si guardano. La mindfulness viene considerata una forma di medicina partecipativa, non va quindi pensata come alternativa ad altre forme di psicoterapia o agli interventi medici ma come elemento integrativo che potenzia le risorse delle persone. Va inolte aggiuto che il più grande cambiamento l’ho avuto io come psicoterapeuta formandomi alla mindfulness. Il mio interesse all’inizio era nato per l’argomento per motivi personali, per una mia curiosità e infatti il primo periodo di frequentazione della consapevolezza mindfulness è stato personale, solo in un secondo momento ho cominciato a formarmi all’MBSR, per poter offrire ciò che avevo scoperto per me stessa, così potente e utile, anche ai miei pazienti. Certamente tutto questo lavoro di consapevolezza su di me e con i miei pazienti mi ha reso una psicoterapeuta diversa oggi.

 

 

IM: Oltre al lavoro che svolgi presso l’ospedale di Treviso, dove offri corsi di MBSR?

AM: Oltre al percorso di esperienze di Mindfulness che conduco in Ospedale di cui ti ho parlato, conduco il protocollo classico MBSR presso il mio studio. A tale percorso possono partecipare tutte le persone interessate. E’ un percorso per scoprire le proprie abilità innate; per entrare in contatto intimo e profondo con le esperienze del nostro vivere e per  imparare a gestire  le situazioni difficili senza esserne travolti, trovando di volta in volta le risposte più efficaci. La mindfulness è utile a chi ha voglia di favorire il proprio benessere sia nelle condizioni di salute che nella sfera psicologica.

 

IM: A chi consiglieresti l’MBSR?

AM: Beh direi a tutti, dai sei anni in su, senza prescrizione medica e senza effetti collaterali! Non servono doti particolari e meglio ancora se non si è mai fatto nulla del genere.

Alessandra Mauri è una psicologa, psicoterapeuta insegnante MBSR. A Treviso conduce“Esperienze di Mindfulness” programma del Servizio di Psicologia Ospedaliera presso l’Ospedale Ca' Foncello e offre corsi MBSR nel suo studio. Per maggiori informazioni sui prossimi corsi offerti da Alessandra scrivi a mbsr.tv@gmail.com o visita il sito facebook mbsr.tv

Please reload

Post Consigliati

Please reload

Continua a leggere il blog. Iscriviti alla Newsletter.