© 2018 by Itaca Mindfulness | Via Coletti 2, Treviso 31100 | info@itacamindfulness.com 

  • Black Icon LinkedIn
  • Black Facebook Icon
  • Black Instagram Icon

    Uomini liberi. Uomini schiavi.



    Di recente mi sono imbattuta in una frase del filosofo Nietzsche che dice che tutti gli uomini, in tutte le epoche e ancora oggi si dividono in uomini schiavi e uomini liberi. Chiunque non disponga di due terzi della propria giornata è uno schiavo a prescindere dalla sua occupazione.


    E' interessante osservare che ieri come oggi il tempo che abbiamo a disposizione è considerato così prezioso. Mi ha colpito particolarmente perché siamo in tanti a lamentare di non averne a sufficienza per fare quello che vorremmo.


    Senza volere entrare nel merito della teoria morale padrone-schiavo di Nietzsche, ho però riflettuto che in realtà disponiamo non solo di due terzi delle nostre giornate ma del 100%. Dipende da noi. E non mi riferisco soltanto alla possibilità di essere veramente presenti alle nostre giornate.


    C'è una storiella che amo molto; l'ho letta in un libro di Charlotte Joko Beck e racconta di un re che doveva scegliere chi tra i suoi sudditi nominare primo ministro. La scelta si restringe su tre candidati che vengono rinchiusi in una stanza. Il primo che riuscirà a aprire la porta e liberarsi sarebbe diventato primo ministro. Mentre i primi due uomini si arrovellano tra formule matematiche e congetture filosofiche sulla soluzione che aprirà la serratura, il terzo uomo semplicemente si alza, apre la porta e esce dalla stanza.


    A volte viviamo in una cella che ci siamo costruiti per bene negli anni e che per ognuno di noi ha delle caratteristiche diverse. Cosa ci fa sentire schiavi? Quante volte ci crediamo imprigionati in vite e lavori che non abbiamo scelto? Soprattutto quanto soffriamo pensando che la vita vera inizierà solo quando avremo anche noi varcato una porta immaginaria dentro la quale ci siamo rinchiusi?

    Eppure, siamo già liberi. La porta è sempre stata aperta.

    Spesso valutiamo noi stessi sulla base di quello che abbiamo o meno realizzato nella vita e accompagniamo questa valutazione con un costante senso di inadeguatezza non sentendoci mai abbastanza.

    Dunque la vera sofferenza e ragione di schiavitù risiede nel nostro sguardo, nel nostro modo di relazionarci alla vita, nel non sentirci abbastanza o nel cercare quello che manca piuttosto che gioie per quello che c'è.


    Spesso chi si iscrive ai corsi di mindfulness arriva carico di aspettative su se stesso (e sul corso). Ognuno cerca di liberarsi in qualche modo dalla cella che si è costruita.

    La meditazione aiuta a vedere tutti questi piani di miglioramento che abbiamo su di noi; e un po' alla volta le aspettative lasciano il posto a un sincero desiderio di conoscenza di noi stessi così come siamo e non come vorremmo essere. Anche le priorità cambiano e quel piano di miglioramento lascia il posto al desiderio di vivere una vita quanto più possibile autentica e simile a chi siamo davvero. Magari domandarci chi siamo davvero e come viviamo la nostra vita, tanto preziosa quanto fragile.


    Chiudo con alcuni versi della poetessa Naomi Shihab Nye che racchiudono l'invito, un monito a domandarci che tipo di vita vogliamo vivere da uomini liberi o schiavi.

    Vai in giro come fossi una foglia.

    Potresti cadere in un secondo.

    Poi decidi che fare del tuo tempo”.





    Iscriviti alla Newsletter per restare aggiornato con Itaca Mindfulness. Scopri di più!