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    Una vita senza fretta


    Una vita senza fretta sembra quasi impossibile. In un’epoca in cui crediamo di non avere abbastanza tempo per fare tutto quello che vorremo, in cui le distanze sono annullate al punto da sapere in tempo reale cosa succede dall'altra parte del mondo, un mondo senza fretta sembra quasi fantascienza.


    “La mia vita non è quest’ora ripida che mi vedi scalare in fretta”, sono i versi iniziali di una celebre poesia di Rilke che spesso mi ripeto. Li amo particolarmente perché racchiudono la consapevolezza che ognuno di noi nutre che c’è la possibilità di vivere un mondo senza fretta.


    Di recente sono tornata da un altro dei ritiri silenziosi a cui partecipo un paio di volte l’anno e l’invito dell’insegnante, Bob Stahl, è stato proprio quello di vivere quei giorni senza fretta. Per entrare a pieno nell'invito che ci è stat dato ho consegnato il cellulare all’insegnante. Volevo lasciare andare un oggetto che è diventato quasi un’estensione del nostro corpo, della nostra mano, del nostro cervello, delle nostre orecchie, delle nostre parole. Ho lasciato andare anche la possibilità di controllare l’ora e di affidarmi alla precisione della sveglia telefonica.

    Partecipare a un ritiro silenzioso permette di assaporare un mondo senza fretta.

    Soprattutto quando incontriamo una moltitudine di pensieri, di creatività, di progetti che magari ci piacerebbe portare avanti ma ci troviamo fermi in uno spazio di silenzio.

    In quei momenti riscopriamo che non necessariamente dobbiamo fare tutte le cose che ci passano per la testa. Possiamo fermarci e scegliere.

    Il pensiero non necessariamente deve essere seguito dall’azione. Che scoperta!


    Penso alla moltitudine di cose che faccio nel corso della giornata e alla possibilità di incontrare con un po’ meno fretta e con un po’ più di mindfulness.

    Dall’inizio dell’anno ho iniziato una piccola sfida, una rubrica settimanale (#WeeklyMindfulDigest) per incontrare la vita di tutti i giorni con un po’ più di consapevolezza. Per esempio, questa settimana ho notato quell’abitudine che ho di chiamare amici e parenti mentre sto guidando, cucinando, camminando e cioè quell’abitudine che ho di vivere anche le comunicazioni frettolosamente.

    In un illusorio tentativo di ottimizzare il tempo, finisco per sminuire un momento tanto importante quanto quello della conversazione. Perché mai? Cosa mi impedisce di fermarmi e semplicemente dedicarmi in modo totale e esclusivo a quella persona?

    Portare un po’ di mindfulness nelle nostre telefonate vuol dire semplicemente riconoscere anche quello come un momento di comunicazione che richiede attenzione e ascolto. Se abbiamo fretta, probabilmente non è il momento giusto per fare quella telefonata.


    Chiudo con un brano che ha condiviso Bob durante il ritiro che parla proprio della possibilità di lasciare andare le tante cose da fare e onorare il tempo del non-fare. E’ tratto dal libro Sabbath: trovare riposo, rinnovamento e gioia nelle nostre vite indaffarate di Wayne Muller. Sabbath è nel libro dell’Esodo il giorno di riposo, il giorno da dedicare a ciò che è sacro. Il Sabbath è rispettato in moltissime fedi e comunità religiose e non come un’altra-cosa-da-fare, ma un tempo in cui sinceramente lasciare andare il fare e dedicarsi semplicemente a essere.

    "Il Sabbath richiede arrendersi. Se ci fermeremo solo quando avremo finito tutto il nostro lavoro, non ci fermeremo mai, perché il nostro lavoro non sarà mai completamente compiuto. Ogni risultato porta una nuova responsabilità. Ogni pavimento che viene spazzato ne porta un altro da spazzare. Quando tutta la vita si muove in cicli, che cosa è mai finito? Il sole gira, la luna gira, le maree e le stagioni girano, le persone nascono e muoiono, e quando finiremo? Se rifiutiamo di riposare finché non avremo finito, non riposeremo mai fino alla morte.

    Il Sabbath dissolve l'urgenza artificiale dei nostri giorni perché ci libera dalla necessità di avere finito. Il vecchio saggio, Sabbath dice: Fermati adesso. Mentre il sole tocca l'orizzonte, togli la mano dall'aratro, appoggia il telefono, lascia che la penna poggi sulla carta, spegni il computer, lascia lo straccio nel secchio e la macchina nel vialetto. Non c'è spazio per discutere, non c'è tempo per essere sedotti dall'urgenza delle nostre responsabilità. Ci fermiamo perché ci sono forze più grandi di noi che si prendono cura dell'universo e mentre i nostri sforzi sono importanti, necessari e utili, non sono (né lo siamo noi) indispensabili. La galassia vivrà in qualche modo senza di noi per quest'ora, questo giorno, e così siamo invitati, anzi, ci viene comandato di rilassarci e di goderci la nostra relativa importanza, il nostro umile posto a tavola in un mondo molto vasto ".



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