Saremo interrotti



Questa mattina mia mamma mi ha ricordato di come è nato il Decameron, uno dei più importanti capolavori della letteratura italiana. Un gruppo di ragazzi si rifugia per dieci giorni fuori da Firenze in seguito alla diffusione della peste. Per passare il tempo iniziano a raccontarsi delle storie volutamente ironiche per alleviare un po’ la preoccupazione.


In questi giorni gran parte dell’Italia si trova a vivere un riposo forzato in via precauzionale per gli ultimi avvenimenti che coinvolgono la salute pubblica. E anche se non abbiamo a che fare con la peste, molti la vivono come se fosse tale.

Piuttosto che raccontarci storie che ci diano conforto, leggiamo tutto e il contrario di tutto. Molti parlano della paura che abbassa le difese immunitarie, della manipolazione e del solito complotto, altri condividono le parole di esperti virologi, altri sono loro stessi esperti.

C’è posto per tutti, per chi ha paura e per chi va nel panico e svuota i supermercati, per chi crede che sia tutta una bufala o un complotto per vendere un vaccino che non è ancora stato trovato. Lasciamo che ognuno viva questo momento nel più grande rispetto gli uni degli altri. Non delegittimiamo il sentire degli altri a favore del nostro. Questo è quello che più di ogni altra cosa potrebbe dividerci, più del corona virus, più della paura. Piuttosto proviamo a restare curiosi del punto di vista dell'altro e magari sperimentare la possibilità di non sapere.


E io come mi sento? Mi piace pensare che si sta facendo il possibile anche per il mio bene.

Già questo mi fa sentire tutelata. Cerco di non resistere gli eventi ma incontrarli per come posso. Penso che ognuno può contribuire in qualche modo e ogni nostro commento può avere un effetto sugli altri in un vero e proprio effetto a catena.

Sento un grande senso di responsabilità per me e le persone che incrocio. Ho rinunciato a un ritiro silenzioso che avevo prenotato da mesi e chiaramente mi dispiace. Rinuncerò come tutti a qualcosa. Che grande pratica è la rinuncia.


Mi auguro che questi giorni possano diventare un’occasione di riflessione. Magari accorgerci che a prescindere da questo difficile momento, succede nella vita di venire improvvisamente bloccati da una malattia, da una perdita, da un imprevisto. Tutto cambia e spesso senza preavviso e in modo inaspettato, in molti si trovano a vivere una condizione che non hanno scelto. Come incontriamo questa situazione? Forse questi giorni possono aiutarci a esercitare la pazienza e la fiducia. Mi viene in mente una bellissima poesia di Fernando Sabino che dice:


Di tutto restano tre cose:

la certezza che stiamo sempre iniziando,

la certezza che abbiamo bisogno di continuare,

la certezza che saremo interrotti prima di finire.

Pertanto, dobbiamo fare:

dell’interruzione, un nuovo cammino,

della caduta, un passo di danza,

della paura, una scala,

del sogno, un ponte,

del bisogno, un incontro.


Oggi che sono forzatamente a casa penso a quando eravamo piccole e mio papà si divertiva a fare una grande spesa e diceva di avere fatto una riserva per i giorni in cui saremmo rimasti bloccati a casa per il troppo freddo. Può fare ridere anche solo l’idea del troppo freddo in Sicilia, ma quanto ci divertivamo a immaginare questo scenario. Mi accorgo solo ora che si trattava più che altro del desiderio di coltivare un’intenzione di protezione, un desiderio di restare vicini alle persone che amavamo. Perchè non provare a coltivare una simile intenzione? Lasciamo che questi giorni ci aiutino a ricordare 3 aspetti che incontriamo continuamente nella pratica della consapevolezza:


1) I nostri piani verranno stravolti più e più volte nella vita, è così. Possiamo scalciare dando la colpa a qualcuno o incontrare l’inevitabile cambiamento con grazie. A noi la scelta.


2) Possiamo esplorare le nostre emozioni e raccontarle. Se anche non vogliamo scrivere la nuova versione del Decameron possiamo aprirci a uno scambio, a un ascolto aperto astenendoci dal giudizio di quello che pensa o prova la gente.


3) Possiamo riposare, usare questo tempo per lavorare da casa, prendere la vitamina C, il limone spremuto o qualunque cosa rafforzi il nostro sistema immunitario: ritemprare il nostro corpo e la nostra mente. Prendiamoci cura di noi.


Magari coltivare un senso di gratitudine per essere vivi e più o meno in salute, protetti e al sicuro, magari estendere la nostra gratitudine a chi sta facendo del suo meglio per tutelarci.

Che noi si possa cogliere l’intenzione dietro ogni gesto e parola, che noi si possa accogliere questi giorni con gentilezza.



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