Quello che non so



Più vado avanti con la mia pratica di consapevolezza, meno so.

Più vado avanti con la pratica di consapevolezza, più sorrido al mio non sapere.


Non è sempre stato così. Per dirla con un termine siciliano, per anni mi sono sentita “insignata” (insegnata) e cioè credevo di sapere tutto. Credo che in me si unissero diversi fattori, culturali e caratteriali. Soprattutto desideravo essere all’altezza della situazione, forse volevo dare certezze agli altri e prima di tutto a me sessa.

Negli anni che ho lavorato in azienda ancora di più di è rafforzata questo desiderio di infallibilità. Se penso a come vengono preparati ancora oggi i colloqui di lavoro, il non sapere, l’incertezza, la vulnerabilità non sono considerati un valore ma qualcosa da reindirizzare. Io stessa al mio primo colloquio di lavoro ho detto di padroneggiare un programma di calcolo che non conoscevo affatto. Non sapere non era contemplato.


Nell'insegnare mindfulness e qualsiasi altra disciplina di consapevolezza è considerata saggezza non sapere. Più si va avanti nel percorso, più le certezze si sgretolano.

Jon Kabat-Zinn, dice che dopo il percorso di certificazione per insegnati, inizia il percorso di un-certifing e cioè quasi una contro-certificazione, un invito a non aggrapparci a tutto quello che conosciamo e abbiamo imparato ma restare curiosi e aperti.