Proteggere ciò che è sacro


Ogni anno si scelgono alcune parole che raccontano l’anno, si è parlato di distanziamento sociale, di igienizzare, di lock-down.

A me piacerebbe racchiudere quest’anno nella parola R.I.N.U.N.C.I.A.

Ognuno di noi è stato invitato a una serie di rinunce in ambito personale, familiare, professionale. Qualcuno l’ha percepito come un invito, altri come un ordine.

Qualcuno l’ha accolto, altri lo hanno combattuto.


Sacrifici

Nel periodo delle festività che ci prepariamo a vivere, sembra che ancora una volta saremo invitati a varie rinunce.

La parola rinuncia nella nostra cultura è spesso associata a qualcosa di negativo, a un senso di privazione. Ci sono delle volte però in cui scegliamo di rinunciare a qualcosa. Penso a un’amica che ha scelto di non toccare vino per supportare il figlio in un periodo difficile; a mia mamma che ha smesso di fumare quando mio padre ha dovuto farlo per un problema di salute.


Piccoli grandi sacrifici che facciamo per qualcosa di più grande. La parola sacrificio che è spesso associata a quella di rinuncia, si riferisce a conservare, a proteggere qualcosa che per noi è sacro. Il figlio per la mia amica, mio padre per mia mamma.


In questo senso la rinuncia include un senso di grande intenzionalità, una risolutezza e un’autodeterminazione. Niente di passivo, nulla lasciato al caso.

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