Le storie che ci tengono in ostaggio


Di recente una partecipante ai corsi di mindfulness mi ha chiesto se la ricerca della consapevolezza inizia necessariamente dalla sofferenza. E’ una domanda interessante e ricca di spunti di riflessione che non possono essere esauriti in questo spazio; ma voglio provare a riflettere su questo invito.

No, non dobbiamo necessariamente trovarci in una situazione di sofferenza per scegliere di guardare consapevolmente la nostra vita. Ma di fatto, ahimè aspettiamo di trovarci in un momento difficile per cerare un po’ di pace e autenticità.

Spesso non è la sofferenza a guidarci, ma un senso di nostalgia. Mi riferisco all’etimologia greca che racconta quella malinconia che proviamo nel sentirci distanti da persone, luoghi epoche in cui siamo stati bene. Si cerca un percorso di consapevolezza - di qualsiasi tipo e non necessariamente di meditazione - per nostalgia da un tempo in cui ci siamo sentiti integri e vicini alla nostra vera natura.


A volte per ricordare la nostra vera natura è necessario liberarci da ruoli e storie che ci tengono in ostaggio. Chi si avvicina ai corsi si trova spesso a vivere come un “bianconiglio” di Alice nel Paese delle Meraviglie: tutti di fretta, tutti impegnati, molto impegnati, tutti in ritardo molto in ritardo. Il lavoro è uno stress che non ci fa dormire ma d’altronde che alternative abbiamo? Altre volte un ostacolo o un evento difficile della vita sembra non permetterci di andare avanti.


La pratica di consapevolezza ci invita a prendere posto e osservare con cura e pazienza i meccanismi e le storie che ci tengono in ostaggio. Iniziamo a vedere come siamo impigliati in quelle storie che per tanto tempo ci hanno definito: sono una donna molto impegnata, sono un uomo che non dorme la notte da anni, il mio lavoro è importantissimo e non posso non fare altro, sono una donna senza figli, sono stato licenziato, sono sola, sono stato lasciato e via di seguito.

E mentre è giusto e importante rispettare e onorare le storie che ci hanno portato fin qui, possiamo considerare che siamo molto più di quelle storie e guardare l’ampiezza della nos