La pratica della generosità


Sono settimane difficili. Anzi, sono mesi difficilissimi. Sembra che una pandemia stia contribuendo a diffondere insieme al virus emozioni di paura, isolamento, ansia e insicurezza.


Questo a volte può distrarci da un altro fenomeno che invece vive da sempre tra noi, e che in questi mesi, è diventato ancora più forte diffondendosi più velocemente del virus.

Mi riferisco alla generosità.

Non richiede poteri speciali, non richiede di possedere chissà quali ricchezze, piuttosto si riferisce alla nostra innata capacità di offrire e offrirci agli altri.

Non si tratta necessariamente di donare qualcosa di materiale, possiamo donare tempo, presenza, pazienza, perdono. C'è una celebre una frase di Simon Weill che dice “L’attenzione è la forma più rara di generosità”; e questa frase ci porta in mondo ancora più chiaro subito nella nostra pratica mindfulness.


Soprattutto, la generosità è l’anticamera di qualsiasi pratica meditativa. Nella tradizione meditativa buddista, la generosità veniva insegnata prima di qualsiasi pratica meditativa (e poi seguita dall'etica).


Si tratta infatti di qualcosa che comprendiamo in modo istintivo. La capiscono i bambini spontaneamente. La percepiscono le persone anziane. E’ una modalità dell’essere umano. Non sorprende che la generosità sia al centro di tutte le principali religioni del mondo. Potremmo trascorrere una vita intera solo a esplorare la generosità e non basterebbe perchè le sfaccettature sono molteplici e gli aspetti umani che emergono anche.


La generosità racconta la nostra capacità di lasciare andare, l’interdipendenza, la nostra resistenza a ricevere e anche la nostra libertà e quindi la nostra trasformazione.


Lasciare andare

La generosità ci insegna infinite lezioni della nostra pratica meditativa. Prima e fra tutte quella del lasciare andare. Lasciamo andare l’attaccamento a cose e situazioni che ritenevamo importanti, lasciamo andare l’idea che il nostro tempo sia più importante di quello di altri, lasciamo andare i pensieri che continuano a assillarci nel corso di una pratica, le storie di una vita che ci raccontiamo, lasciamo andare una visione di noi che riteniamo così definita. Tutto questo è generosità.


Trasformazione

La generosità del lasciare andare crea una specie di immediata gioia.

Possiamo fare una prova subito . Chiudiamo gli occhi e portiamo alla memoria un gesto di generosità. Sia che si tratti di generosità ricevuta o offerta il senso di di espansione e apertura è immediato. Possiamo anche provare con storie di generosità che riguardano gli altri. In queste settimane in particolare ne ascoltiamo tante.

Al contrario, proviamo a portare alla memoria un momento di non-generosità, attraverso il trattenere e non lasciare andare le piccole cose della nostra giornata: il mio posto, il mio lavoro, il mio ruolo, la mia coperta, il mio punto di vista.

Notiamo se il corpo già percepisce un senso di immediata contrazione.


In questo senso, la generosità diventa una vera e propria possibilità, una risposta a ciò che è chiuso e contratto. Chi non ricorda la trasformazione che avviene in Scrooge nel celebre Canto di Natale di Dickens? Una lenta trasformazione nel cuore e nel volto di un uomo solo e avvizzito dalla sua avidità che, finisce per scoprire nella generosità un nuovo modo per incontrare il mondo e sbocciare.


Interdipendenza

La generosità ci ricorda la nostra interdipendenza. Se pensiamo alla nostra giornata possiamo notare le innumerevoli azioni che sono possibili grazie alla generosità di altre persone. Non possiamo sopravvivere come specie senza gli altri. Coltivare generosità può davvero essere un antidoto all’isolamento emotivo. Nella pratica della metta, della gentilezza, c’è un momento in cui rivolgiamo intenzioni di gentilezza verso una persona neutra. La persona neutra è una persona che incontriamo nella nostra giornata di cui sappiamo poco o niente. Una persona a cui normalmente resteremmo indifferenti. E invece impariamo a riconoscere che le numerose persone neutre della nostra vita sono invece importanti: la cassiera, la persona che ci porta la spesa, il vicino la cui presenza - seppur silenziosa - ci fa sentire meno soli quando la sera spegniamo la luce. Improvvisamente la distanza con la persona neutra si accorcia.

La generosità è una pratica.

E come con qualsiasi cosa pratichiamo, miglioriamo nel tempo. È un muscolo che ha bisogno di esercizio. Le azioni generose hanno un impatto sui beneficiari, ma cambiano soprattutto la vita a chi si allena a praticarla. La generosità può essere rivoluzionaria.

Eppure non serve fare nulla di rivoluzionario. Basta sollevare lo sguardo, essere presenti, metterci in ascolto. Poi magari chiamare un amico che sappiamo sarà felice di sentire la nostra voce, offrirci per fare la spesa al vicino, osservare l'abbondanza della nostra vita e la possibilità di condividerla con chi sta intorno a noi.

Lo dice in modo speciale questa poesia di James Crews dal titolo Vicini.


Da dove vengo io, la gente continua a salutarsi

gli uni gli altri, e se qualcuno non lo fa,

si potrebbe dire che lo sta facendo

per salvarsi la vita -


ma provaci lo stesso, falle un sorriso.

Questo è solo uno dei tanti modi

con cui ci prendiamo cura l'uno dell'altro, diciamo: ti vedo,

Ti sento, so che sei reale. Saluto


Rick che raccoglie rifiuti mentre porta a passeggio

i suoi labrador neri, Olive e Basil ...

trasporta scatole di ciambelle, pacchetti di sigarette

e innumerevoli lattine di birra fuori dal cespuglio


accanto alla strada. E dico ciao

a Christy, che lascia i croissant alle mandorle

nella nostra cassetta delle lettere e appoggia barattoli di succo di

sidro pressato sulla nostra veranda laterale.


Mi fermo per controllare mia suocera -

che è più come una seconda madre, che ci compra il

dentifricio quando è in svendita e chiama

se un'auto sconosciuta è parcheggiata a casa nostra.


Dobbiamo tornare a questo

stile di vita, questo dare senza aspettative,

questo amare senza condizioni. Abbiamo bisogno

per guardarci di nuovo negli occhi e continuare a chiedere ...


non importa quanto sei impegnato - come stai

come sta tua moglie, come sta il tuo ginocchio? -

facendo questo parlare che insistiamo a chiamare piccolo,

sebbene la gentilezza sia ciò che ci mantiene in vita.





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