Gli Altri



Vi ricordate “gli Altri” nella serie Lost, “the Others” per chi l’ha visto in inglese?

Si trattava di un interessante personaggio collettivo che racchiude il senso di oscuro, di nemico, di diverso da noi. Per tutta la serie TV non sapremo mai qual è il vero obiettivo di questi Others e in un interessante stravolgimento dei punti di vista, diventeranno a un certo punto della storia gli alleati comuni per altri Others.

Sembrerebbe la storia politica attuale.


Al ritiro a cui ho partecipato di recente il mio insegnate Bob Stahl, ha proprio parlato di quell’abitudine dell’“othering” e cioè di quel continuo prendere le distanze da altri che per qualsiasi ragione sentiamo diversi da noi.

Gli “Altri” includono chi la pensa diversamente, chi mangia diversamente, chi vota diversamente, chi prega diversamente, chi ama diversamente e potremmo andare avanti all’infinito. Anche nel compassionevole mondo della mindfulness tendiamo a ritenere “altri” chi ha avuto una formazione diversa dalla nostra.


La cosa paradossale in questo continuo “prendere le distanze” è che ciò che più temiamo è l’isolamento e ciò a cui più aneliamo è essere accettati in una comunità con cui condividere un pezzo di strada. Il mio insegnante chiama questo atteggiamento “longing-for-belonging”, l’anelito a voler appartenere.


Diversi anni fa, quando vivevo in America, avevo iniziato un percorso di approfondimento spirituale; al primo incontro con l’insegnante ho chiesto: “se faccio un elenco di tutte le cose in cui credo, mi dici a quale religione appartengo?”.

L’insegnante è stato molto gentile perché non è scappato né è scoppiato a ridere. La mia domanda, che sperava di semplificare un viaggio lungo tutta una vita, conteneva un fortissimo longing-for-belonging.


Il forte senso di appartenenza è al cuore, ad esempio di un vecchio modo di vivere il pensiero politico o la fede calcistica. Fare parte di una comunità ci fa stare bene. Punto.

Vale per tutte le tipologie di gruppi: meditazione, book club, e chissà che altro.

C’è un interessante ricerca che studia alcuni gruppi di centenari nel mondo. Uno di questi vive proprio vicino a Nuoro in Sardegna. Sembra che ci siano numerose ragioni che rendono più longevo quel gruppo di popolazione, E una di queste risale proprio all’abitudine di avere creato piccole comunità che si incontrano regolarmente. La scienza conferma che prediligere una vita comunitaria ci fa vivere più a lungo.


Quanta sofferenza invece si crea tutte quelle volte che ci isoliamo e ci distanziamo.

Di recente, discutevamo di politica in famiglia. Volendo approfondire abbiamo notato che tutti al tavolo volevamo la stessa cosa: sentirci protetti e al sicuro e temevamo che non essere rappresentati da un certo partito fosse un rischio.

Nessuno ha cambiato idea, ma per un breve momento la semplice constatazione che avevamo lo stesso bisogno - sentirci protetti - e la stessa emozione - paura e sfiducia - ha accorciato le distanze, quel poco che a volte basta per placare gli animi e sentirci meno soli. Mi ha fatto pensare a un bellissimo insegnamento di Ezra Bayda quando dice che ci stupiamo quando le persone non vedono certe cose così evidenti; ci dimentichiamo che quelle persone siamo noi.


Sempre Bob ricorda che non nasciamo soli ma attaccati a un cordone ombelicale e nel momento in cui viene tagliato, per il resto della nostra vita facciamo del nostro meglio per riallacciarci, riconnetterci, per tornare a casa.


Chiudo con delle bellissime parole che un giorno Einstein che ci ricorda che questo senso di separazione, di ‘othering’ è in verità una semplice illusione.

Un essere umano è parte di un tutto che chiamiamo ‘universo’, una parte limitata nel tempo e nello spazio. (L’essere umano) Sperimenta se stesso, i pensieri e le sensazioni come qualcosa di separato dal resto, in quella che è una specie di illusione ottica della coscienza. Questa illusione è una sorte di prigione che ci limita ai nostri desideri personali e all’affetto per le poche persone che ci sono più vicine. Il nostro compito è quello di liberarci da questa prigione, allargando in centri concentrici la nostra compassione per abbracciare tutte le creature viventi e tutta la natura nella sua bellezza”.


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