Fare di noi un’isola



C’è un momento durante il corso intensivo di mindfulness in cui ci fermiamo per una giornata e coltiviamo il silenzio in gruppo. Mi colpisce come i partecipanti percepiscano quella giornata come un giorno scelto di solitudine.

Anche se in gruppo, la possibilità di stare in silenzio per una giornata viene percepita come uno spazio tutto per sè.


Trascorrere del tempo in solitudine è fondamentale per avere accesso alla nostra innata saggezza, soprattutto per essere a contatto con la nostra voce interiore che troppo spesso confondiamo tra quelle degli altri fino a volte a dimenticarla per anni.


I ragazzi negli anni della loro formazione interiore, cercano questo spazio chiudendosi nella propria stanza e cercando momenti in cui essere soli. Se uno spazio in casa non c’è magari ascoltano la musica con delle cuffie abbastanza grandi da isolarsi dal resto del mondo. Stanno cercando la propria voce.


Ritagliarsi uno spazio a casa dove stare soli con noi stessi non è solo una buona abitudine dell'adolescenza. Mio papà si chiudeva nel suo studio ascoltando musica classica e noi sapevamo che lì non dovevamo disturbarlo. Virginia Woolf ha scritto un saggio che racconta dell’importanza di avere "Una stanza tutta per sé".


"Se non siamo capaci di stare da soli ci impoveriamo sempre di più: non riceviamo abbastanza nutrimento, dunque non abbiamo molto da offrire agli altri. Imparare a vivere in solitudine è importantissimo; dovremmo dedicare un po' di tempo ogni giorno a stare fisicamente da soli, per facilitare la pratica di nutrire se stessi e di osservare le cose in profondità". Così scrive il maestro Thich Nhat Hanh.