Coltivare il perché prima del cosa


La pratica della consapevolezza è una cosa meravigliosa. Lo diventa ancora di più quando ci rendiamo conto che non riguarda solo noi ma il mondo che ci circonda da cui non siamo staccati. Tutto questo e molto di più fa parte dell’etica, uno dei pilastri fondamenti della pratica. Il domandarsi il perché prima del cosa: non esiste pratica di consapevolezza senza etica.


Cosa intendo per etica? Mi riferisco ai valori che governano certi nostri comportamenti. Rappresentano la nostra comprensione di cosa è giusto e sbagliato e in qualche modo ci aiutano a navigare attraverso le domande della vita invitandoci a domandarci il perchè di certe cose.


Nella filosofia buddista non si parla tanto di giusto e sbagliato, piuttosto di salutare e non salutare riconoscendo nella prima categoria pensieri, parole e azioni che portano alla liberazione dalla sofferenza nostra o di altre persone, e nella seconda categoria alla creazione di maggiore sofferenza nostra o di altre persone.


In questo senso, è un invito a domandarci del perchè e delle conseguenze che le nostre parole, azioni e pensieri possono avere. E non si tratta forse di un’esplorazione del modo in cui siamo relazione con il mondo? La mindfulness non è altro che un invito a notare come siamo in relazione con la vita intono a noi. Ci ricorda che non siamo isole, che le nostre parole, azioni e pensieri avranno un impatto. In questo senso, la mindfulness si insinua nei nostri stili di vita responsabilizzandoci.

La cosa che trovo affascinante dell’etica, è che non si tratta di qualcosa che impariamo a scuola o dai genitori per quanto questi contesti possano aiutarci a sviluppare una percezione del mondo e degli altri più profonda. Piuttosto sembra che un senso di naturale compassione sia innata in ognuno di noi.


Ho quasi paura nell’addentrarmi in un terreno ampio e profondo che è stato trattato dai più grandi pensatori e filosofi. Non ho l’ambizione di volerlo trattare in questo senso. Piuttosto nel modo in cui silenziosamente un senso di etica si fa strada nei gruppi dei praticanti.


Spesso il mondo della mindfulness è preso di mira dai praticanti buddisti per non dare sufficiente enfasi e spazio all’etica. Ma è davvero così?


In molti si meravigliano dell’armonia che si crea nei gruppi di meditazione, della fiducia che i partecipanti hanno verso persone di cui non conoscono nemmeno il cognome. Mi piace pensare che il legame si basi su una silenziosa etica che approviamo per alzata di mano quando ci impegniamo a parlare solo di ciò che è vero per noi, a ascoltare gli altri con apertura, con sincera curiosità,

Un incontro dopo l’altro scopriamo che la nostra storia è la storia degli altri e viceversa.

Un incontro dopo l’altro scopriamo la gentilezza come un modo per incontrare le nostre giornate e l’etica è una naturale espressione della gentilezza.

Se veramente teniamo a altri esseri umani, teniamo alla possibilità che niente di brutto possa loro accadere almeno per mano nostra.


Con la pratica aumenta un senso di apprezzamento e rispetto verso il mondo e verso il prossimo. Alcuni degli automatismi con cui incontriamo il mondo vengono messi in discussione e nuove possibilità si aprono quando si inizia a percepire che l’impronta che lasciamo nel mondo non è né piccola né insignificante.


Lo abbiamo sentito tutti quando abbiamo scelto di lasciare andare le bottigliette di plastica. Abbiamo capito che il gesto di ognuno di noi non solo ha un impatto sul pianeta ma anche su altre persone che possono essere ispirate a contribuire per la loro parte.

(Ne avevo parlato in un altro blogpost dal titolo Il nostro effetto a catena).


Allo stesso modo quest’anno mi sono interrogata sui consumi delle mie giornate, sugli stili di vita e ho iniziato a fare diversi cambiamenti che mi fanno sentire in maggiore armonia con il pianeta. Ho scelto per esempio di provare a non comprare vestiti quest’anno - a meno che non sia veramente necessario. Devo dire che i tre mesi di forzato isolamento sono stati alleati importanti per questa mia piccola intenzione.


La nostra giornata è costellata da tantissime decisioni che riguardano la possibilità di mettere in discussione il nostro posto nel mondo per renderlo più deliberato e non casuale. Non sto parlando di una lista di comportamenti morali o comandamenti da seguire. Piuttosto un domandarsi che tipo di impronta desideriamo lasciare riconoscendo che i nostri pensieri, parole e azioni contano.


L’etica non è un traguardo ma un percorso costellato da sempre nuove domande, da nuove opportunità in cui possiamo di volta in volta fare la scelta se essere guidate dall’abitudine e l’impulsività oppure dall’intenzione e la consapevolezza.

Chiudo con alcune righe della bellissima Etty Hillesum che rendono bene come il punto di partenza e la responsabilità in ognuno di noi è coltivare la pace nel nostro cuore e proprio come succede nella pratica, questa pace finirà per riflettersi anche nelle persone intorno a noi.Alla fine, noi abbiamo solo un dovere morale: reclamare larghe aree di pace in noi stessi, più e più pace, e di rifletterle verso gli altri. E più pace c’è in noi, più pace ci sarà nel nostro mondo turbolento.“

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