La non-ritualità della meditazione


Ancora una volta prendiamo posto”. Mi capita spesso di iniziare così la pratica con il gruppo di meditazione.

Ancora una volta”. C’è qualcosa di rituale nella meditazione, in questo ritrovarsi e ripetersi di pratica giorno dopo giorno.

Repetitio est mater studiorum dicevano i latini che vedevano nella ripetizione la strada per l’apprendimento. E a volte proprio nella ripetizione che la meditazione svela i suoi doni più grandi.

Dobbiamo però fare attenzione a non fare diventare anche la meditazione un altro automatismo, un’altra cosa “da fare” per sentirci più buoni, più calmi, più saggi.

La pratica della meditazione è considerata un modo valido per passare dalla confusione alla chiarezza, ma la mente è troppo incline ad attaccarsi alla meditazione, a ritualizzarla e farne un sistema di fede, col risultato di creare una schiavitù dalla pratica che aveva proprio la funzione di liberare dalla schiavitù”.

Così scrive l’insegnante Christina Feldman in un suo saggio che parla dell’attaccamento e del rischio di trasformare la meditazione in un rituale, in un’altra forma di attaccamento e del rischio di