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    Perfetti? No, ma abbastanza.


    Ebbene sì, lo confesso. Per anni sono stata una perfezionista e ora mi piace pensare a me come una perfezionista-pentita.

    Cosa intendo per perfezionista? Nel mio caso voleva dire un continuo senso di non fare abbastanza, un desiderio di ordine, di controllo, ma anche una consapevolezza che non potrò mai avere tutto sotto controllo e tutto in ordine e di conseguenza un persistente senso di frustrazione.

    Dunque le mie giornate erano costellate di liste di cose da ricordare (ok, forse le liste sono ancora sulla mia scrivania), un desiderio di ordine (che da brava perfezionista percepivo come disordine), un bisogno di allineamento, simmetria, uniformità che mal si accordava con il mio sentire dalle tinte così forti, variegate e contraddittorie.

    In questo, 17 anni di Iyengar yoga non mi hanno aiutato. C’era una sottile aggressione nel sentire che la posizione non era mai abbastanza pulita e che se solo avessi praticato un po’ di più, un po’ meglio, allora qualcos'altro sarebbe successo.

    So di non essere sola, mi sono accorta negli anni in azienda di essere circondata da perfezionisti cronici. E anche le mie tante amiche mamme inseguono spesso un legittimo desiderio di essere delle perfette mamme. Sto scoprendo però che c’è uno spazio tra “essere perfetti” e “fare del nostro meglio”. Fare del nostro meglio è abbastanza.

    La pratica di consapevolezza e gentilezza mi ha permesso di incontrarmi così come sono. E attenzione, la pratica di gentilezza non ci invita a trasformare in gentile qualcosa che non lo è. Non è una pratica di accondiscendenza che ci dice “brava lo stesso”. La pratica di gentilezza ci invita a incontrarci e riconoscerci umani e meritevoli di attenzione anche nella nostra vulnerabilità. Soprattutto quando non c’è nulla di eccezionale da osservare. Possiamo guardarci e riconoscerci meritevoli di amore?

    Che rivelazione scoprire che non c’è bisogno di essere perfetti ma che va bene essere semplicemente normali.

    La pratica mi ha mostrato uno spazio più sincero in cui vivere, lontano da standard di perfezione o fallimento. La mindfulness mi ha svelato me stessa e il mondo che mi circonda, liberandolo da condizionamenti e aspettative.

    Spostando l’attenzione su quello che c’è e non su quello che potrebbe essere, ho scoperto che ogni cosa è perfetta esattamente così com’è, anche nella sua imperfezione.

    Ma siamo sempre stati così? Da piccoli siamo liberi da giudizi e condizionamenti su come comportarci, parlare, vestirci.

    Un bambino si sente amato per il fatto di esistere. Poi qualcosa accade e crescendo confonde l’amore con l’approvazione.

    La dottoressa Rachel Naomi Remen dice che tutte le volte che iniziamo a riconoscere i nostri figli in base ai loro successi e alle cose che fanno o dicono, iniziamo involontariamente a rafforzare quel meccanismo di richiesta di approvazione e ricerca di perfezione.

    Diventando adulti cerchiamo la stessa approvazione e desiderio di riconoscimento. Spesso sul lavoro ci è richiesto di essere perfetti e ci sentiamo esclusi se non performiamo secondo certi standard. Finiamo per portare anche a casa e in famiglia la stessa ricerca di perfezione e spesso, la pretendiamo anche nelle persone intorno a noi che iniziamo a percepire non per quello che sono, ma per quello che noi ci aspettiamo da loro.

    Eppure, se solo ci ricordassimo che ogni persona desidera essere vista, ascoltata, amata per quello che è. Se solo ci ricordassimo che quello che più desideriamo è la stessa cosa che le persone intorno a noi desiderano come recitano i versi iniziali di una bellissima poesia di Hafiz: “Ammettilo, a ogni persona che incontri, stai dicendo Amami”.

    La buona notizia? Nessuno è nato perfezionista e possiamo ricordarci come non esserlo. Se la pratica include davvero una innata consapevolezza sul senso del sé, allora mi piace pensare che respiro dopo respiro possiamo riscoprire la nostra interezza, la nostra perfezione nell’imperfezione, la nostra unicità nella normalità.

    Dimenticavo, l'Iyengar yoga è ancora la mia passione. Forse ho semplicemente cambiato il modo in cui incontro me stessa sul tappetino. In fondo, come diciamo sempre, anche la pratica di meditazione non è altro che una scoperta della relazione che abbiamo con il momento presente.

    Ho fatto un sogno

    Le api stavano facendo il miele nel mio cuore

    Fuori dai miei vecchi fallimenti.

    Non c'é giusto o sbagliato

    Oltre la ragione e il torto

    C'è un campo

    Ci incontreremo li.

    - Rumi -

    #italiano #popolare