Il fondamentalista che c'è in noi.


Un augurio di pace è spesso quello che desideriamo più spesso per noi e gli altri. E diciamo la verità, augurare la pace può anche suonare un po’ old fashion, ma in definitiva è quello che servirebbe per vivere tutti serenamente.

Cosa vuol dire pace? Vuol dire essere lontani dalla guerra, l’assenza di conflitti,

nessun litigio in famiglia o sul lavoro?

A volte confondiamo la pace con un diffuso spirito di gioia

Ma quanto è sinceramente possibile che un senso di inalterata calma resti senza che nulla e nessuno ci turbi? Non credo che possa passare una giornata senza che una piccola insofferenza o malessere metta in discussione. Ma tutte le volte che riteniamo qualcosa o qualcuno responsabile della mancata serenità, allora sempre di più ci stiamo allontanando dalla possibilità di ritrovare un senso si pace.

C'è un piccolo grande libro che parla di questo tema “Praticare la Pace in tempo di guerra” di Pema Chodron. In questo testo così ricco e profondo Pema ci ricorda che la guerra e la pace nascono nel cuore di ogni individuo. Eppure, non appena incontriamo un piccolo ostacolo, piccolo come un ronzio di una zanzara, un bambino che urla, qualcuno che ci taglia la strada subito ci irrigidiamo, anzi irrigidiamo il nostro cuore. E voilà ci siamo dimenticati della nostra intenzione di pace per noi e per gli altri.“La guerra inizia quando irrigidiamo i nostri cuori”.

Quando questo piccolo fastidio arriva, sentiamo di volerlo subito cacciare via. Non abbiamo spazio per qualcosa di scomodo, non abbiamo spazio per la paura, per la vergogna, per sentimenti che ci conducono alla parte più tenera di noi che ricorda la nostra vulnerabilità. Eppure è proprio in quella tenerezza, in quella parte morbida del cuore che possiamo trovare la spazio per la pace.

“Spesso ci lamentiamo del fondamentalismo delle altre persone. Ma tutte le volte che induriamo i nostri cuori, cosa crediamo che ci stia veramente succedendo?”

Tutte le volte che non molliamo, che reagiamo per eliminare una situazione, che ci imponiamo sull’altra persona e sentiamo che abbiamo tutto il diritto di farlo, non siamo poi così diversi; “ci sentiamo in diritto di uccidere quella zanzara o urlare a quella persona in quella macchina o chissà che cosa. Noi stessi diventiamo fondamentalisti”.

E di nuovo, dov’è finito quell’augurio di pace per noi e per gli altri?

“La prossima volta che ti arrabbi, valuta la tua giustificata indignazione, verifica il fondamentalismo che sostiene l’odio che nutri verso questa persona, perché lei sì che è veramente cattiva (…). Una mente fondamentalista è una mente che è diventata rigida.”

Questa la pratica: osservare se in noi c’è un po’ di fondamentalismo, osservare se possiamo invece ammorbidire il cuore nell’augurare la pace a chi sta intorno, iniziare a noi stessi a praticarla.

“Dobbiamo prenderci la responsabilità di quando il nostro cuore e la nostra mente si induriscono e si chiudono. Dobbiamo essere abbastanza coraggiosi da ammorbidire ciò che è rigido, da trovare il luogo tenero e dimorarci. Dobbiamo avere quel coraggio e quel senso di responsabilità. Questo è il guerriero spirituale. Questa è la vera pratica della pace”.

Buona pratica a un augurio di pace e morbidezza del cuore.

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