Praticare la pace


La pace è spesso quello che desideriamo per noi e gli altri.

"Lasciami in pace!", "Facciamo la pace", "Un augurio di pace", "Fare qualcosa in santa pace", "Mettersi il cuore in pace", "Con buona pace di..." e via di seguito.

Quante espressioni utilizziamo nel corso della nostra vita che includono la parola PACE?

Cosa vuol dire veramente questa parola per essere inclusa in così tante affermazioni e essere augurata ogni Natale e Anno Nuovo in tutto il mondo?


Sicuramente Raccontare uno stato di quiete, un'assenza di conflitto, uno spazio di sereno vivere, un 'vivi e lascia vivere' che, in un'espressione un po' hippy e molto a tema, è proprio peace and love, pace e amore.


Possiamo prima di tutto domandarci cosa significa questa parola per noi. Quanto a lungo riusciamo a restare in uno stato quiete prima che qualcuno o qualcosa turbi la nostra quiete?

Penso alle volte in cui sono stata interrotta nel corso della mia meditazione e mi sono alzata innervosita senza risparmiare al malcapitato parole che non raccontavano dello stato meditativo che stavo cercando, e avranno probabilmente destato dei seri dubbi sull'efficacia della mindfulness in chi mi stava intorno. Molto probabilmente quella interruzione era invece proprio il cuore della mia meditazione. La pace in mezzo alla confusione.


Se anche non meditate, sono certa che avrete avuto delle esperienza simili in altre circostanze. Non credo che possa passare una giornata senza che una piccola insofferenza o malessere metta in discussione la pace che vorremmo coltivare. Ma tutte le volte che riteniamo qualcosa o qualcuno responsabile della mancata serenità, sempre di più ci allontaniamo dalla possibilità di ritrovare un senso si pace. Tutte le volte che questo succede, abbiamo un'occasione di pratica.

C'è un piccolo grande libro che parla di questo tema “Praticare la Pace in tempo di guerra” di Pema Chodron. In questo testo così ricco e profondo Pema ci ricorda che la guerra e la pace nascono nel cuore di ogni individuo. Eppure, non appena incontriamo un piccolo ostacolo, piccolo come un ronzio di una zanzara, un bambino che urla, qualcuno che ci taglia la strada subito ci irrigidiamo, anzi irrigidiamo il nostro cuore. E voilà ci siamo dimenticati della nostra intenzione di pace per noi e per gli altri.

La guerra inizia quando irrigidiamo i nostri cuori”.

Quando questo piccolo fastidio arriva, sentiamo di volerlo subito cacciare via. Non abbiamo spazio per qualcosa di scomodo, non abbiamo spazio per la paura, per la vergogna, per sentimenti che ci conducono alla parte più tenera di noi che ricorda la nostra vulnerabilità. Eppure è proprio in quella tenerezza, in quella parte morbida del cuore che possiamo trovare la spazio per la pace.

“Spesso ci lamentiamo del fondamentalismo delle altre persone. Ma tutte le volte che induriamo i nostri cuori, cosa crediamo che ci stia veramente succedendo?”

Tutte le volte che non molliamo, che reagiamo per eliminare una situazione, che ci imponiamo sull’altra persona e sentiamo che abbiamo tutto il diritto di farlo, non siamo poi così diversi; “ci sentiamo in diritto di uccidere quella zanzara o urlare a quella persona in quella macchina o chissà che cosa. Noi stessi diventiamo fondamentalisti”.

E di nuovo, dov’è finito quell’augurio di pace per noi e per gli altri?

“La prossima volta che ti arrabbi, valuta la tua giustificata indignazione, verifica il fondamentalismo che sostiene l’odio che nutri verso questa persona, perché lei sì che è veramente cattiva (…). Una mente fondamentalista è una mente che è diventata rigida.”

Questa la pratica: osservare il fondamentalismo che c'è in noi e come si manifesta. Forse un rumore, un pensiero ricorrente, una conversazione riuscita male. Notiamo l'insofferenza, l'irritabilità, l'impazienza sorgere. Forse possiamo sforzarci di comprendere anche senza essere d'accordo? Soprattutto osserviamo se possiamo ammorbidire il cuore nell’augurare la pace e iniziare da noi stessi accogliendo la nostra insofferenza con un sorriso e poi scegliere se lasciarla andare.

“Dobbiamo prenderci la responsabilità di quando il nostro cuore e la nostra mente si induriscono e si chiudono. Dobbiamo essere abbastanza coraggiosi da ammorbidire ciò che è rigido, da trovare il luogo tenero e dimorarci. Dobbiamo avere quel coraggio e quel senso di responsabilità. Questo è il guerriero spirituale. Questa è la vera pratica della pace”.

Buona pratica a un augurio di pace e morbidezza del cuore.



 

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